CROSSBOW: Bloodnight – Il tempo non è mai abbastanza – Recensione Nintendo Switch

Una persona, può resistere senza mangiare per circa un mese, può resistere senza bere per quindici giorni e senza aria può resistere per circa un minuto. Ma quanto si può resistere, combattendo le forze demoniache?

La risposta è racchiusa in Crossbow: Bloodnight il titolo FPS twin stick shooter sviluppato e Pubblicato da HyperStrange, noto per aver dato la luce a giochi come Postal: Brain Damaged and ELDERBORN.

Il videogioco è disponibile per PC (Steam) dal 24 set 2020 ed è ora disponibile anche su eShop Nintendo Switch, versione con cui ho giocato, per scrivere questa recensione.

Prima di entrare nella piazza, pardon, nell’arena voglio presentarvi i “bad boys” di Varsavia.

HYPERSTRANGE è uno studio di pubblicazione e sviluppo di giochi indipendente con sede a Varsavia, Polonia, fondato il giorno dell’Eclissi solare 2015. Il suo titolo di debutto – ELDERBORN – ha portato a un livello completamente nuovo di brutali combattimenti corpo a corpo FPP nel 2020. Traendo ispirazione dall’heavy metal, dalla cultura pulp pop degli anni ’90 e dai classici sparatutto boomer, lo studio rumoroso e orgoglioso s’impegna a rendere la vita di gioco di tutti più strana.

Fatte le doverose presentazioni, andiamo a vedere più vicino questo gioco.

Dopo averlo installato nella console ibrida di Kyoto, una delle prime schermate recita questo:

Nell’anno 1139, il Secondo Concilio Lateranense convocato da Papa Innocenzo II ha pronunciato un anatema sull’uso della balestra. Il Consiglio considerava il suo potere inarrestabile come empio, demoniaco per natura. Non avevano completamente torto.

Preso atto di questo prologo, arrivo alla schermata iniziale accompagnata da una musica composta di archi e violini graffianti, con uno sfondo gotico, scuro e tenebroso che sa di morte. Sotto, quattro voci di menu, start game, tabella punteggio, opzioni e crediti.

Preso dalla curiosità, salto il mio solito girovagare per i menu e decido di “startare” immediatamente. Davanti ai miei occhi, appare una visuale in prima persona, una balestra arcaica e una porzione di visuale di una piazza cittadina.

A questa vista, ancora un attimo prima di iniziare a giocare, nella mia mente affiorano i ricordi degli ormai lontani anni novanta, dove titoli come Hexen, ma soprattutto Heretic ritornano prepotentemente alla memoria.

Certo, nulla da vedere con la grafica “pixellosa” di allora ma il primo impatto è stato questo.

Qualche millisecondo dopo, si scatena l’inferno e la frenesia totale, non lasciano più spazio a nessun pensiero, nessun indugio, se non quello di giocare.

CROSSBOW: Bloodnight è come detto all’inizio un fps twin-stick shooter, che potrebbe essere anche catalogato come sparatutto, bullethell, proprio come i classici arcade, di quelli con ammo infinite, etc…

In questo caso non siamo a bordo di una navicella a spasso per il cosmo ma siamo chiamati a ripulire la piazza, sterminando orde di scheletri, lupi mannari, pipistrelli assetati di sangue e altre creature infernali, che non vedono l’ora di venirci addosso alla velocità della luce, se non di più.

Il gameplay è semplice ed essenziale. Armati della nostra fidata balestra dovremo riuscire a sopravvivere più tempo possibile, chiusi in un’arena circolare, sparando a tutto ciò che appare a schermo. Tutto semplice vero? Sono pronto a scommettere, che soprattutto all’inizio non si resta in vita per più di dieci secondi.

Non è un modo per dire che si muore in fretta, cronometro alla mano, sono dieci secondi se non meno. Le caratteristiche principali di questo titolo sono la frenesia e la velocità di azione, che combinate con i control stick per muoversi e mirare, fa di questo FPS un titolo al cardio-palma.

Possiamo anche compiere salti, anche questo non è da sottovalutare, perché è un gesto che potrà dare qualche secondo di vita in più.

La balestra, unica arma a disposizione, ha tre tipologie di fuoco. La prima, tenendo premuto il grilletto destro, senza tenere premuto il grilletto sinistro per la mira, spara una raffica di colpi con un ratio velocissimo e continuo, degna della R-9 (navicella di R-Ttype Delta).

Da evidenziare, che questo tipo di fuoco, non rallenta la corsa del personaggio. Chissà che aspetto ha.

Tenendo premuto il tasto di mira, vene sparato un colpo più potente simile a una mini granata. Utile per “blastare” gruppetti di demoni raggruppati ma anche far “scoppiare” creature più grandi. Da notare che questo tipo di sparo rallenta la corsa e ha un tempo minimo di ricarica tra un colpo e l’altro. Non dimenticatevi che qua il tempo è tutto.

Se invece di tenere premuto il grilletto destro, si preme singolarmente, ha uno sparo che ricorda un fucile a pallettoni, meno devastante almeno all’inizio, ma che ha una latenza alta, tra un colpo e l’altro. Collocato in mezzo a questa frenesia, non è proprio il massimo.

C’è il fuoco celestiale che si ricarica dopo circa quaranta secondi e dopo aver raccolto le anime, rilasciate o “droppate” dalle mostruosità più grandi una volta sconfitte, questo sparo rilascerà una serie di frecce celestiali, che usate in modo opportuno, sono  in grado di fare una “pulizia profonda” dell’arena.

Per tutti i tipi di fuoco descritti le ammo sono infinite e non c’è bisogno di ricaricare “manualmente”. Per l’ultimo descritto invece, lo avremo a disposizione ogni periodo di tempo, come descritto prima.

C’è anche da dire però che la nostra Arcane Crossbow diventerà sempre più potente a ogni gemma raccolta e anche gli altri tipi di fuoco descritti prima avranno la loro utilità oltre che fare più danni.

Come già detto non siamo da soli a fare un giro in piazza del mercato, ma dobbiamo affrontare le creature del male, esseri demoniaci, che ci temono così tanto che non ci daranno un attimo di tregua.

Per i primi secondi appariranno i soldati semplici del male. Scheletri zombie che con passo deciso, ci seguiranno in qualsiasi direzione noi ci troviamo. I ragazzi di HYPERSTRANGE, presi da un attimo di bontà, ma solo un attimo, ci avvisano che qualcosa di violento sta per arrivare tramite una stella a cinque punte, colore rosso sangue.

Questi simboli satanici appaiono sul terreno in modo cadenzato. Quindi bisogna fare in fretta a far fuori il prima possibile queste simpatiche creature. Altrimenti l’arena si popolerà e in qualsiasi direzione ci muoveremo, andremo incontro a morte certa.

Un loop infernale, non smetteranno mai di apparire, portando sulla terra aberranti creature di sei tipi diversi con due varianti di attacco. Come dire, è come se i demoni crescessero come i funghi. Non sto qui ad annoiarvi spiegando quali sono i tipi di attacco di ciascuno, secondo me è sufficiente sapere che sono violenti e brutali.

E’ Importante sottolineare l’accuratezza della mira, che si deve avere. Infatti è richiesta una certa precisione per abbattere i cattivoni. Come vuole la tradizione anche se sono grossi e cattivi, hanno il loro punto debole.

Inoltre, nel punteggio riepilogativo, a fine partita, è presente la relativa statistica. Non stupitevi se all’inizio si superano valori, che vanno oltre il 100% e a fine run, la percentuale, scende inesorabilmente, tutto normale.

Credo di sapere a cosa state pensando, arrivati a questo punto, leggendo queste righe e per chi conosce il genere, ha capito a cosa mi riferisco. Le similitudini, come dinamiche, con “Devil Daggers”, titolo sviluppato e pubblicato da Sorath sono notevoli, ma questo non toglie nulla a nessuno.

Doverosa la parentesi, torniamo invece dal nostro tiratore con balestra. Non ho ancora detto, che di vita, c’è né una sola (come nella realtà) e la resistenza agli attacchi equivale a una bolla di sapone.

Se si è abbastanza scaltri e veloci, si vedrà ripristinare in automatico la barra della salute, che non esiste come hud nel gioco, anche esso ridotto all’essenziale. Semplicemente, non vedrete macchie di sangue scorrere a schermo.

Secondo me è chiaro, che questo come altri videogiochi come anche i bullet hell è un “try, die and repeat”. Ma a differenza di altri titoli, non risulta essere frustrante. Anzi, si passano ore con gli occhi incollati allo schermo e controller ben saldo tra le mani (altro che secondi per fare il record), per cercare la migliore performance.

Complici i respawn,che sono immediati, con tanto di tasto dedicato per il riavvio della sessione. L’asticella della difficoltà è verso l’alto e a tal proposito, non esiste nel menu opzioni, la possibilità di cambiarla, ma va bene così.

Ultimo ma non meno importante è la presenza della tabella dei tempi di sopravvivenza, con tanto di classifica. E’ divisa in punteggio globale e punteggio amici. Può sembrare marginale, ma non lo è, anzi, rappresenta un incentivo per continuare a migliorare il proprio punteggio.

Voglio essere sincero fino in fondo, non è tutto oro quello che luccica.

Il gameplay è calzante, il tempo scorre veloce, non da sensazioni di frustrazione. Personalmente credo, che una volta raggiunto il totale controllo della situazione, non nascondo, che il pericolo ripetitività è dietro l’angolo.

Sottolineo che non sono arrivato a tal punto e la voglia di giocare per riportare il mio nome a svettare nelle prime posizioni è tanta. In fondo, come ho scritto qualche riga più in alto, è un titolo essenziale, con pochi fronzoli e per questo aspetto,  secondo me i ragazzi di Hyperstrange hanno centrato l’obiettivo.

L’aspetto grafico non fa gridare al miracolo, sia come location, sia come character design. In generale non c’è molto da vedere, singola location e nemici sempre gli stessi, che si generano all’infinito.

Però, devo dire, che sono piaciuti in modo particolare i pipistrelli, anche come animazione durante il volo, davvero ben fatti.

Anche se l’occhio vuole la sua parte, in questo caso, vale molto di più la performance, è su Nintendo Switch è stato fatto un ottimo lavoro. Granitici i 60 fps e una fluidità nell’azione, senza ombra d’incertezza, anche nei momenti più concitati.

Non nascondo la presenza di lag sporadici, mentre si fa fuoco. Lo sparo non sempre risponde al comando e quest’aspetto, come negli fps in generale può causare qualche problema.

Altra stranezza incontrata, è la vibrazione del controller, Capitato a volte che non si fermasse, nonostante mi trovassi nel menu principale. Nulla di preoccupante e di irreparabile,

Il gioco si presta molto bene anche in modalità handheld. Buona la fluidità e la visuale anche a schermo ridotto.  Più che difetto o bug, giocarlo in modalità portabile, mi preoccupa lo stress meccanico cui sono sottoposti i control stick. Ci tengo a sottolineare che è una mia “paranoia”, da sempre li percepisco così delicati. Preferisco “ massacrare” il controller Pro.

Il comparto sonoro segue un poco la scia di quello grafico, senza pretese. Buoni gli effetti sfx del Coven Blow e i lamenti delle creature infernali. Anche la musica nel menu fa respirare aria gotica e gore.

Devo dirla tutta, durante le giocate mi sono mancate le tracce musicali heavy metal, anzi, considerato la velocità dell’azione, andrei sul death metal se non sul grind core (gusti musicali personali ovviamente). Sarebbe stata la ciliegina sulla torta, un matrimonio perfetto.

In Crossblow: Bloodnight non c’è tempo di perdersi in chiacchiere, quello che conta è l’azione. La mancanza della localizzazione in italiano, ma anche nelle altre lingue, non rappresenta un problema. Le uniche diciture scritte (poche) sono in inglese ed è più che sufficiente.

In conclusione

Crossblow: Bloodnight potrebbe sembrare anacronistico, non lo è. Un FPS ricco di azione adrenalinica dove non sono ammesse distrazioni. Quando si gioca a questo titolo non esiste nulla intorno. Bisogna solo essere focalizzati sull’arena, sui demoni, e i punti dove si deve mirare.

Un’occhiata veloce al cronometro, che come un metronomo batte il tempo che passa, in questo caso lento e spietato e ci sarà sempre qualcuno che resisterà più di me e di te… la sfida è sempre aperta.

Caccia muori e caccia di nuovo”, le buone idee nascono sempre da pensieri semplici.

Pro

  • Brutalità
  • Velocità
  • 60 fps fissi
  • Fluidità
  • Giocabile anche in modlaità portable

Contro

  • Crea dipendenza

 

RASSEGNA PANORAMICA
Voto complessivo
8
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Videogames, console, PC, musica, mtb e moto, passioni che hanno scandito la mia vita fino a oggi.