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Daymare 1998 può essere considerato come una lettera d’amore dei ragazzi di Invader Studio al genere dei “survival horror”, più precisamente alla sua versione più hardcore, quella che spopolava nei primi anni ’90 dove a farla da padrone erano titoli come Silent Hill e Resident Evil.

Proprio da quest’ultimo è partita  il progetto del team romano, infatti soppresso il loro fan made remake del secondo capitolo con protagonista Leon e Claire da parte di Capcom (da quanto trapelato in rete in modo abbastanza pacifico), i ragazzi di Invader Studio si sono rimboccati le maniche e hanno deciso di trasformare il loro progetto amatoriale e di farlo evolvere in qualcosa di più, un titolo del tutto originale che si rifà alla struttura prima incarnazione del genere e lo trasporta con varie modifiche ai nostri tempi, il risultato? Ve ne parliamo ora.

Fin dalle prime battute di gioco si capisce che il lavoro svolto dietro a Daymare 1998 è bello pesante e non si tratta di un semplice reskin della vecchia build del remake di Resident Evil 2 o un semplice clone.

La storia ha inizio a bordo di un volo militare in viaggio la verso quieta cittadina di Keen Sight, (dove faremo la conoscenza dei primi personaggi che andremo interpretare).

La location di destinazione e quella principale sarà un laboratorio segreto dove un’inaspettata fuoriuscita di materiale chimico ha trasformato tutti i dipendenti in una sorta di creature zombie. Noi saremo incaricati di recuperare un campione del materiale ed indagare sull’accaduto.

Le varie vicissitudini che hanno portato ai tragici eventi di Keen Sight verranno approfonditi anche attraverso una moltitudine di documenti, che troviamo sparsi fra i vari livelli e da alcuni speciali codici da inserire in un apposito sito web. Tutta questa documentazione garantisce un’ottima mole di informazioni che approfondiscono e svelano le varie sfaccettature della vicenda, anche se devo dirlo in alcuni casi le informazioni che ci vengono fornite sono un pochino troppe oppure ci vengono svelate troppo presto andando ad invalidare l’effetto sorpresa.

La trama di Daymare 1988, come vi accennavo ha più protagonisti, tre per essere precisi, abbiamo un soldato d’elite, un esperto militare senza scrupoli, un pilota di elicotteri militare ed infine un ranger in forza alle forze dell’ordine di Keen Sight con alcuni problemi psichici.

Nonostante presentino un diverso background alle spalle ed una differenziazione a livello visivo, i tre protagonisti non offrono al giocatore nulla di diverso, la struttura del gameplay rimane identica, non abbiamo particolari skills che ne differenziano l’approccio ludico è questo a mio avviso è un vero peccato perché avrebbe giovato parecchio, che so ci avrei visto benissimo una sequenza totalmente stealth ogni tanto, ma forse saremo andati un po’ troppo fuori tema.

La visuale di gioco come vedete dal video e dalle immagini è in terza persona, ma con un’impostazione più simile a quella del quarto capitolo di Resident Evil, cioè con la camera impostata ad un lato delle spalle del protagonista. Questa impostazione ci permette di immergerci al meglio nell’atmosfera cupa proposta nei vari scenari e ci consente inoltre un migliore approccio ai combattimenti.

Inoltre questa impostazione grafica, permette di apprezzare ancora di più la scelta del team di sviluppo di rendere l’interfaccia principale integrata al gioco. Infatti per poter tenere sotto controllo ogni dettaglio legato al nostro personaggio dovremo attivare il suo computer da polso. Questo ci permette di per poter accedere e consultare il nostro inventario, le nostre statistiche e soprattutto la mappa dell’area di gioco che stiamo esplorando in quel momento ed i documenti raccolti.

Nel primo menù come è intuibile possiamo visualizzare gli oggetti a nostra disposizione, attivarli e là dove possibile (come da tradizione dei vari Resident Evil) combinarli fra di loro per ottenere delle nuove è più preziose risorse, come munizioni per le nostre armi o pozioni curative.

I menù, in minima parte, si possono richiamare anche come HUD a schermo, ma riportano poche informazioni, giusto la torcia e le armi a disposizione in quel momento e come richiamarle velocemente tramite la croce direzionale.

Il gameplay risulta molto simile a quello dei vari capitoli della serie horror di Capcom, fatto di esplorazione di varie aree unite da vari sentieri o corridoi e condite di vari combattimenti contro gli zombie e di enigmi, che devo dire risultano ben congegnati e ottimamente inseriti nel contesto dell’avventura.

Inoltre giocare con block-note affianco per prendere gli appunti da utilizzare per risolvere un puzzle ambientale è sempre bella sensazione e devo dire la verità era una cosa che non mi capitava da parecchio, in questo caso devo dire brava Invader Studio.

Parlando nello specifico degli scontri a fuoco, devo dire che risultano abbastanza impegnativi, bisogna tenere a mente di razionare bene le munizioni, questa regola vale ancora di più se giocate ad un livello più alto, ed evitare là dove possibile di affrontare tutti i nemici inutilmente, insomma dovete avere un approccio più “old school” che da gioco tutta azione dei giorni nostri.

La tecnica migliore, se non avete armi pesanti come il fucile a pompa, è quella di mirare alla testa anche se non sarà facile e ci vorrà un bel po’ di pratica, visto che i nemici tendo a muoversi in maniera irregolare ed a effettuare scatti improvvisi (in molti casi con perdita di frame) tanto che ve li ritroverete addosso in pochi secondi senza capire bene come hanno fatto.

La vera pecca dei combattimenti risiede nella gestione dell’impatto dei colpi che non ci permette di capire bene l’efficacia delle nostre azioni, questo è amplificato negli scontri con i boss dove non si riesce bene a percepire quando un nostro colpo è andato a segno.

Una cosa molto interessante che però introduce il gioco è la gestione intelligente della ricarica, una veloce che ci permette di avere subito nuovamente il caricatore pieno, sostituendolo con uno nuovo, ma allo stesso tempo sacrificando momentaneamente quello appena vuotato o con poche munizioni che deve essere subito raccolto per non perderlo definitivamente. Ed una più lenta che però riduce notevolmente la rapidità del personaggio ma riporta subito nell’inventario il caricatore esaurito.

A livello grafico il gioco paga l’inesperienza del team di sviluppo, troviamo un riciclo dei modelli dei pochi nemici disponibili, una realizzazione dei volti dei personaggi approssimativa ed una gestione generale non sempre al top.

Di contro però ho trovato molto buona la gestione delle luci (con alcune piccole eccezioni) che riesce a regalare al giocatore il giusto impatto scenico ed immergerlo al meglio all’interno del mondo di gioco.

Un plauso inoltre alla stabilità di gioco, che è rimasta costante per tutta la durata dell’avventura e per la colonna sonora, ben bilanciata e ben implementata all’azione su schermo.

Commento finale:

Quando ci approcciamo ad un titolo come Daymare 1998 bisogna tener ben a mente che si tratta di un progetto indipendente e soprattutto dell’opera prima dei ragazzi di Invader Studio e che quindi molte parti criticabili, come la resa dei colpi e la struttura di alcuni combattimenti, la narrativa non sempre costante e chiusa un po’ frettolosamente sono da attribuire ad un budget sicuramente non altissimo ed a errori di gioventù, per questo motivo non mi sento di bocciare il gioco, anzi tutt’altro l’ho trovato abbastanza godibile e divertente e sicuramente lo consiglio a tutti gli amanti del genere survival horror, soprattutto di quelli più classici ed hardcore.

Pro

  • Enigmi
  • Atmosfera
  • Colonna SOnora

Contro

  • Gestione dei combattimenti
  • Caratterizzazione dei personaggi
  • Struttura del racconto
RASSEGNA PANORAMICA
Voto Complessivo
7.5
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Semplicemente un appassionato di videogames... :D