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Nella vita di tutti i giorni, si lotta, si sgomita, si cerca in diversi modi (leciti e non…) di migliorare la propria condizione di vita, per cercare di ritagliarsi il proprio spazio, dove stare bene anche con la società. Una volta raggiunto questo “benessere”, come si sta con se stessi?

La risposta potrebbe essere svelata giocando a Distraint prima e (ultimo uscito) Distraint 2 dopo. Entrambi i titoli di questo videogame, sono stati sviluppati da Jesse Makkonnen e pubblicati da Ratalaika games, che si è anche occupata del porting per Nintendo Switch, PlayStation 4 e Xbox One. La versione da me giocata è per la console ibrida nipponica.

Distraint 2 è uscito per PC a fine 2018 e agli inizi del 2019 su dispositivi iOS e Android. Mentre per le tre console è disponibile in versione scaricabile dal 10 Luglio di quest’anno.

Non a caso ho scritto che si dovrebbe giocare prima al prequel e poi il sequel, perché Distraint 2 prosegue nella storia, laddove era stata “interrotta”.

Per capire meglio la storia di questo videogioco facciamo un passo indietro.

Price è un ragazzo che vuole migliorare le sue condizioni di vita in quanto la sua infanzia iniziata bene, non è continuata in modo felice e sereno. Vuole avere anche una posizione nelle classi più agiate e avere un posto di prestigio nella società. Svolge un lavoro che può offrirgli alti guadagni e conseguentemente, stare nella parte alta della “piramide”.

Si occupa di esattoria, nello specifico ordina sfratti, pignora le case, esegue espropri.

Per fare questo “mestiere”, deve dire alle persone che ci abitano quanto gli sta per accadere e ognuna di esse ha naturalmente le sue reazioni, i suoi drammi di vita, che non sono certo di felicità e gaudio e non mancano di farglielo presente.

Il nostro alter ego digitale prova a farsi scivolare tutto addosso, ma qualcosa scatta nella sua mente. Prevale il senso di fare qualcosa di disumano, che non gli appartiene.  Più prosegue nel suo lavoro, più è invaso dall’idea di non essere dalla parte giusta.

Vuole tirarsi fuori, ma non vede vie di uscita, se non una…

Distraint 2 continua con Price che si risveglia e cerca di capire dove si trova. Ma il suo scopo è di provare a trovare il modo di come perdonarsi per tutto il male causato alle persone, per via della sua mansione lavorativa e lo dovrà fare attraverso la “ragione”, “l’agonia”, “l’amore”, il “perdono”, la “paura”, “l’ambizione” e trovare la “speranza”.

Il videogioco è 2D a scorrimento orizzontale, classificato come horror / avventura.  In realtà può essere anche visto come una grafic novel. Ma qualsiasi etichetta si possa dare a questo titolo indie, è sicuramente un viaggio nella psiche umana per tutti i risvolti che si sviluppano durante il gioco.

Il gameplay è veramente semplice e immediato. Con lo stick analogico sinistro o destro si muove il nostro Price, a destra e a sinistra dello schermo.

Con il tasto A, si parla con i personaggi che s’incontrano, s’interagisce con l’ambiente e con i pochi elementi che si possono raccogliere e usare per risolvere alcuni dei puzzle ambientali.  Premendo il tasto Y il personaggio corre, una novità introdotta, rispetto al prequel.

Tutto si svolge prevalentemente all’interno di abitazioni, costituite di corridoi con diverse stanze chiuse da porte, che alcune si possono subito aprire e altre invece sono bloccate, a meno di non trovare la chiave per aprirle o risolvere gli enigmi.

Non mancano momenti dove ci si deve nascondere all’interno di armadi, da “paura” un’ombra alta e inquietante che si aggira per i corridoi. C’è anche un piccolo inventario per conservare e usare al momento opportuno gli oggetti che si trovano in giro come detto qualche riga più in alto.

Ci sono anche alcune ambientazioni esterne. Tutte Le location, sono disseminate di personaggi e puzzle da risolvere, che non devono destare alcuna preoccupazione.

A tale proposito ho avuto come la sensazione che questi elementi di gameplay sono stati introdotti per dare il senso di videogioco. La spina dorsale di Destraint 2 non è il gameplay in generale, ma la storia. La forza narrativa, è qualcosa che va oltre il gioco in se.

Forse troppi punti di salvataggio, in realtà ne sarebbero stati sufficienti un paio.

Le caratteristiche principali sono:

  • 2D a scorrimento laterale con grafica originale disegnata a mano
  • Musiche e suoni d’atmosfera per un esperienza unica
  • Interfaccia minimalista ed efficiente
  • Una storia complessa piena di personaggi ed intriganti colpi di scena

Se lo sviluppatore Jesse Makkonnen avesse introdotto quest più impegnative o arricchito di elementi il gameplay, avrebbe distratto il giocatore da questo viaggio mentale. Tutto quello che si vede e succede a schermo, non è altro che la proiezione della mente di Price.

Anche i personaggi che s’incontrano durante questa nuova avventura, sono in realtà “emozioni” dello stesso protagonista. Unite a un’atmosfera e a un umorismo nero, fanno di questo Distraint 2 un videogioco quasi unico ma sicuramente originale.

Oltre all’ottima atmosfera che è riuscito a realizzare, mi ha sicuramente molto colpito lo stile del disegno.

Non ho ancora detto che è stato tutto realizzato con disegni a mano, tranne che per un personaggio, per quello ha introdotto un’immagine “reale”.

Ha usato colori e luci che mi sono sembrati tanti quadri che si trasformano davanti agli occhi. Tutto è stato curato in modo maniacale.

Di fronte a questo tipo di realizzazione, se penso alle mille discussioni che leggo sui social tutti i giorni a proposito di poligoni, skin e chi più ne ha più ne metta, mi viene da sorridere. Non discuto sulle scelte stilistiche di ciascun grafico, a ciascuno il suo, questo è chiaro.

Ma a volte, c’è differenza tra “arte” video ludica e fredde rappresentazioni 3D. In questo caso Distraint 2 per me rappresenta un esempio.

Le location, gli arredi, gli elementi di contorno, il senso di sporco e “marciume”, anche loro sono ben rappresentati, marcando com’è grottesco tutto il contesto.

Il filtro granuloso che si può regolare dal menu principale, rende tutto dal punto di vista psicoanalitico onirico, si capisce, da subito che si sta vivendo in un sogno.

Anche le animazioni sono in linea con lo stile grafico, la camminata e la corsa di Price sono al limite del goffo e impacciato ma danno ulteriore forza a tutta la grafica.

Il comparto sonoro non fa altro che accompagnare perfettamente la mente e le emozioni del personaggio principale. Ci sono suoni distorti, suoni malinconici, realizzati con violini e pianoforte, musiche distensive e tese, che descrivono magistralmente tutte le fasi del gioco.

Anche gli effetti sonori come i rumori ambientali, danno un senso di angoscia e sottolineano molto bene l’atmosfera in cui è ambientato questo titolo indie.

Se questa “esperienza” videoludica, vi sembra troppo emozionale da reggere, vi posso dire che bastano circa tre ore per portare a termine Distraint 2. E se recepito il messaggio che lo sviluppatore vuole trasmettere, posso dire tranquillamente che non ci sono altri elementi per cui riprenderlo una seconda volta.

Ottimo anche dal punto di vista localizzazione. In totale sono presenti dodici lingue, tra cui l’italiano. Quindi, nessun problema, capire la storia e le sue evoluzioni, che sono come detto prima, la struttura portante di questa perla video ludica di stampo squisitamente indie.

Conclusioni

Sono sincero, Distraint2 è un videogioco che non mi ha colpito tanto per il suo gameplay, per l’azione e per l’interazione con il controller. Dal punto di vista video ludico è forse addirittura debole.

Ma il titolo terrorizza, non per scene splatter o sanguinolente, non ce ne sono.  Ma mette in evidenza aspetti della vita che catturano il videogiocatore, perché possono riguardare ciascuno di noi.  La sete di ambizione, l’arrivismo, la scalata sociale, guadagnare tanti soldi, sono argomenti di tutti i giorni e per arrivare a tutto ciò può renderci dei mostri in piena regola.

Per arrivare a questi “traguardi”, può portarci a fare azioni o prendere decisioni, che sono ben lontane dalla nostra natura, dal nostro modo di essere. E’ il prezzo da pagare.

E’ come vendere l’anima al diavolo, dove in cambio si chiede successo, fama, potere. C’è poi la persona come il protagonista Price che si accorge, sente che non è quella la strada giusta e cerca di redimersi, cerca il perdono e soprattutto la speranza e avere forte il bisogno di avere una seconda possibilità.

C’è invece chi ha intrapreso questo “oscuro percorso” e continua senza curarsi di nulla, al punto di calpestare anche le persone cui ha voluto un mondo di bene.

Si sarà capito quanta forza può avere un videogioco soprattutto se c’è dietro una persona e uno sviluppatore come Jesse Makkonnen.  Aldilà del gameplay, della grafica, del comparto tecnico, è un gioco che fa riflettere.

Price non è un personaggio di fantasia, perché in realtà è ciascuno di noi.

Pro

  • Storia
  • Grafica
  • Comparto sonoro
  • Localizzazione italiana
  • Atmosfera
  • Ambientazioni

Contro

  • Il gioco dura poco
un gioco che fa riflettere

 

RASSEGNA PANORAMICA
Storia
10
Grafica
10
Sound track
9
Sfx
8
Localizzazione
9
GamePlay
7
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Videogames, console, PC, musica, mtb e moto, passioni che hanno scandito la mia vita fino a oggi.