Elden Path of the Forgotten recensione review CJ Hellectric nintendo switch games paladins nindies indie free game demo.png

Sviluppato dal solo developer australiano Dylan J. Walker (Onerat Games) e pubblicato da Another Indie (editore degli acclamati titoli horror Yuppie Psycho e la serie SIMULACRA) arriva su Nintendo Switch Elden: Path of the Forgotten.

Il Gioco

Elden: Path of The Forgotten è un titolo in 2D che ci porta in un mondo cosparso di angoscia, dalle tinte oscure, abitato da creature lovecraftiane pronte a farci fuori.

Assieme al protagonista, armato inizialmente soltanto di una spada, un uccello bianco (colomba?) che vola appena sopra di lui e lo accompagna, e guida, in quest’avventura della durata di tre, quattro ore al massimo.

Non esiste narrazione, dialoghi o altro. Soltanto qualche indizio durante il viaggio e delle scritte “incomprensibili” in quanto appartenenti ad una lingua interna al gioco.

Graficamente il titolo prende spunto dai classici a 16 e 8 bit e li miscela a della pixel art dai colori cupi con lo scopo di trasmettere al giocatore la sensazione di disagio ed angoscia. D’altronde il protagonista sta vivendo una storia disperata; il rapimento della madre.

Gameplay

Il gioco, lo scrivo sin da subito, appartiene alla categoria Soulslike. Elden userà quindi delle armi bianche. Si comincia con una spada e, durante il gioco, si possono trovare ascia, lancia ecc. Non mancano neppure le magie. Anche quest’ultime, come le armi bianche, bisogna trovarle in giro mentre si cammina per il Sentiero Dimenticato.

Il combattimento si basa per lo più sulla reazione, non sull’azione: è necessario ponderare ogni singolo movimento onde evitare di consumare troppo in fretta il vigore, calcolare bene la tempistica per colpire il nemico, o in maniera alternativa, effettuare una schivata.

Purtroppo però questo è più facile a scriversi che a farsi. Il titolo infatti presenta un gameplay macchinoso che in parte ne rovina la giocabilità.

La sensazione mentre si gioca è quella che i nostri colpi non siano sempre precisi indipendentemente dal nostro tempismo (e bravura) al contrario di quelli della CPU. Dandoci così l’idea di premere il bottone attacco il più delle volte inutilmente e facendo salire a livelli alti la sensazione di frustrazione dentro di noi. Non è esente da questi difetti nemmeno l’uso della magia. Colpa di comandi e di un puntatore non precisi che vi porteranno presto a crisi di rabbia.

Presenti purtroppo anche diversi bug in gioco. Uno in particolare che mi è capitato spesso riguarda i nemici che attaccano il protagonista. Essi tendono a girarci in torno ad una distanza e velocità ragionevole per essere colpiti (o colpirci).

In determinate situazioni capita che questo cerchio invisibile si allarghi a dismisura al punto che i nemici tendono, oltre ad avere un’accelerazione “paurosa”, a scomparire dallo schermo!

Non ci sono solo difetti sia chiaro!

Elden: Path of the Forgotten, vi ricordo realizzato da una singola persona, sfrutta molto bene gli elementi Soulslike. La storia va compresa analizzando gli elementi ambientali, la componente esplorativa è ben strutturata così come i sistemi di salvataggio e di ricarica energia. Entrambi distribuiti sapientemente per dare quel tocco di accessibilità anche a chi non ha confidenza con questo genere di giochi.

L’interfaccia di gioco sul display è minimale oltre che chiara. In basso a sinistra dello schermo si trovano i parametri di gioco che ci servono ovvero:

  • energia
  • vigore
  •  magia
  • arma in uso
  • oggetto in uso

Le prime tre, rappresentate dalla classica barra, si consumano alla svelta se non si gioca in maniera attenta. Le armi hanno ognuna caratteristiche diverse non spiegate in gioco. Toccherà a voi scoprirle mediante l’uso. Stesso discorso per gli oggetti e le magie.

Non è presente nemmeno la componente mappa. L’unico aiuto arriva dall’uccello che vi accompagna in quest’avventura. Anche qui dovete scoprire come interpretare i suoi “segnali”.

La telecamera di gioco è fissa, l’unico movimento che ci è permesso fare è un leggero spostamento per allargare il perimetro della visuale.

Caratteristiche Tecniche

Come ho scritto qualche riga più in alto, il gioco si rifà ai titoli a 16 e 8 bit. La pixel art ne fa da padrone. I colori utilizzati sono desaturati contribuendo così a creare un’atmosfera malinconica e tetra.

Su Nintendo Switch il gioco si vede bene sia in modalità portatile, sia in quella da tavolo che in modalità TV. Supporta i salvataggi in Cloud. Non supporta la vibrazione ed il touch.

Musiche ed Audio

La colonna sonora, così come la scelta dei colori, trasmette perfettamente l’atmosfera di gioco. Sonorità fredde dettate da orchestrazioni malinconiche creano un tappeto sonoro che ben si sposa con le immagini ed i sentimenti che sta vivendo il protagonista e, che di riflesso, viviamo pure noi.

Localizzazione

Elden: Path of the Forgotten contiene la lingua italiana.

Conclusione

Elden: Path of the Forgotten è un buon titolo indie. Soffre però di alcuni difetti tecnici che ne rovinano l’esperienza di gioco. La durata della storia non è delle più longeve, la difficoltà di gioco e la mancanza (voluta) di elementi narrativi chiari lo rende un titolo per pochi.

Sicuramente i giocatori più navigati apprezzeranno alcune scelte stilistiche e l’ermeticità del gioco. I neofiti sicuramente no.

Pro

  • Colonna sonora
  • Colori
  • Atmosfera

Contro

  • Longevità
  • Difficoltà
  • Presenza di Bugs
  • Sistema di combattimento non preciso