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L’avvento delle console next gen spesso ci ha messo di fronte alla riproposizione di alcuni giochi, attraverso la retrocompatibilità oppure con edizioni completamente rimasterizzate. Ma è evidente che queste due non siano le uniche vie percorribili.

Infatti un gioco può essere completamente rifatto attingendo a piene mani dal capitolo originale, senza rimanere vincolati ai limiti di una rimasterizzazione. I ragazzi di Codemasters hanno scelto proprio questa strada con GRID, che ritorna sulle nostre console next gen strizzando l’occhio al primo capitolo della serie, uscito sull’amata Xbox 360.

Proprio per questo motivo mantiene il nome senza l’aggiunta di un numero che possa indicare una progressione temporale. La saga è composta dal capitolo originale, il suo seguito, ossia GRID 2 e un terzo capitolo denominato GRID Autosport, più incentrato sul concetto di competitive online, in grande ascesa nel periodo in cui venne rilasciato.

Quest’anno è come se si ripartisse dall’inizio, portando il comparto visivo alla qualità a cui siamo abituati al giorno d’oggi, sfruttando ancora una volta l’ormai immortale Ego Engine proprietario della software house. Ma riuscirà ad eguagliare, o addirittura superare il suo antenato, nonchè capostipite della serie? Scopriamolo insieme, ma purtroppo non è tutto oro quel che luccica.

Partiamo da quelli che sono assolutamente i punti fondamentali e meglio riusciti del nuovo GRID, ossia la sua immediatezza e l’impatto grafico generale.

Lo stile di guida rimane prettamente arcade, con elementi che strizzano l’occhio alla simulazione. Non potremo sovvertire le leggi della fisica insomma. La guida è immediata, ma per massimizzare l’efficacia tra i cordoli dovrete sfruttare più di qualche gara. Le auto infatti accettano di buon gusto una guida sporca fatta di perdite di aderenza e sbandate, ma così facendo in realtà non si va tanto lontani, specie giocando ai livelli più avanzati.

I veicoli sono piuttosto leggeri e reattivi, e riuscire a mantenere traiettorie pulite e redditizie non sarà subito semplice, specie alternando le varie tipologie di mezzo disponibili in gioco, che hanno differenti comportamenti una volta su strada, ma quando riuscirete a tirare fuori il massimo dalla vostra guida il risultato sarà sicuramente appagante.

Inoltre come tutti i titoli Codemasters la scalabilità del sistema di guida è fatta per rendere l’esperienza adatta a tutti, in modo che ogni giocatore possa cucirsi addosso l’esperienza, regolando l’intensità e il livello di aiuti alla guida, la difficoltà degli avversari e così via.

Come anticipato poco fa, l’altro punto di forza del titolo è il suo impatto grafico, non tanto a livello di grafica pura, dove lo collocherei un gradino sotto a Dirt Rally 2 e F1 2019 (entrambi più dettagliati e puliti specie nei modelli delle vetture), ma la sua resa in generale agli occhi del giocatore è davvero ben riuscita.

Gli asfalti hanno buone texture, i tracciati risultano piuttosto vivi grazie a effetti a schermo di ogni tipo, specialmente durante le gare cittadine in notturna. Effetti particellari ben riusciti, uniti ad una gestione della luce di alto livello come da copione.

Il tutto legato ad un buon comparto audio, fatto di ottime campionature per quanto riguarda i motori, con scoppiettii in rilascio, rumori di frizione, cambi marcia e chi più ne ha più ne metta, ma anche lungo il tracciato, dove più volte sentiremo uno speaker che esalta la folla, già su di giri.

Ma non è tutto oro quel che luccica appunto, e se da una parte abbiamo degli ottimi lati positivi, dall’altra ci sono un po’ di elementi che mi hanno fatto storcere il naso, e non poco.

Se dal lato tecnico il gioco ha fatto un balzo in avanti, è andato indietro su tutti gli altri punti di vista, che in fin dei conti sono anche quelli più importanti.

A partire dalla modalità principale del gioco, ossia la carriera, incredibilmente piatta e noiosa, trattandosi di un banale susseguirsi di eventi suddivisi per categorie di auto, dove dovremo cercare di accaparrarci la vittoria per ottenere più crediti utili ad acquistare nuove vetture.

Parco vetture che offre una buona scelta di modelli, ma che all’interno della stessa categoria risultano tutti molto simili da guidare. Dopo aver vinto 10 campionati all’interno di una categoria sbloccheremo un evento showdown, e quando avremo ottenuto il trofeo di 4 eventi showdown potremo sfidare i migliori piloti nella GRID World Series, dove fa ritorno anche il team Ravenwest.

Gli eventi non sono pochi, è vero, ma la struttura della carriera è talmente basilare che vi stancherà presto.

Come se non bastasse le locations di gara non sono tante, e dopo poco noterete un senso di dejavu, che sia chiaro, è normale che ci sia in un titolo racing, ma in questo caso arriva troppo velocemente. Interessante lo stratagemma di poter correre su tracciati in modalità reverse, anche per quelli su licenza, ma allunga solo la minestra.

Tralasciando la carriera, non avrete molto altro da fare, dato che le altre modalità a vostra disposizione sono il multiplayer e il gioco libero.

Quest’ultimo permette la creazione di un evento personalizzato in cui potremo scegliere ogni dettaglio, dalle difficoltà, alla categoria di mezzo e numero di avversari, ma le competizioni disponibili sono solo due, gara singola e a tempo, dimenticate quindi la varietà del titolo originale, con time attack, eventi a eliminazione, drift e altro.

Il multiplayer è altrettanto basilare ed essenziale, dandovi solo due possibilità, vale a dire partita veloce, in cui verrete messi in una stanza con altri giocatori (in cui regnerà l’anarchia una volta in pista), oppure partita privata.

Un’altra grande mancanza, a mio parere, è tutto il sistema di sponsorizzazioni che era presente nel capitolo originale, che offriva maggiore profondità al gioco, grazie alla presenza di sfide da portare a termine così da aumentare i nostri guadagni, e permetteva di personalizzare l’auto con un editor livree semplice ma ricco di funzioni, come la disposizione degli sponsor in determinate aree della vettura in unione a livree dai diversi layout personalizzabili nella colorazione.

Adesso è sparito tutto questo, e l’unico elemento rimasto sono le livree, che si possono sbloccare mano a mano che si avanza nella carriera, ma non si può modificare altro a livello estetico, solo la colorazione, mentre adesivi e sponsor rimangono invariati.

Nei giorni precedenti all’uscita di GRID, spesso si è parlato della nuova IA inserita in gioco, un’intelligenza artificiale che avrebbe cambiato le regole del gioco nel panorama dei titoli racing, grazie all’implementazione di un centinaio di diverse personalità IA, ognuna con le proprie caratteristiche e comportamento.

Anche in questo caso possiamo rimettere tranquillamente i piedi per terra, perché non si notano particolari differenze rispetto ad altri titoli del genere, anzi. La consistenza degli avversari non è particolarmente elevata (ho giocato con la difficoltà al massimo, nessuno aiuto attivo), e una volta al comando riuscirete a dare un bel po’ di distacco agli avversari. Il problema sta nel riuscire ad arrivare alle posizioni di testa, dato che partirete quasi sempre dal fondo, e gli avversari faranno di tutto per ostacolarvi nell’impresa.

Capisco l’esigenza di creare un titolo più arcade e votato al divertimento, ma spesso, troppo spesso, veniamo letteralmente speronati, come se non fossimo presenti sul cammino dei nostri avversari.

Interessante la possibilità di influire sul comportamento degli avversari andandoli ad innervosire con continui attacchi o leggere toccate, tanto da creare una “nemesi”, ossia un particolare stato in cui l’avversario aumenta notevolmente la sua aggressività, al punto che spesso più che pensare alla gara, proverà in tutti i modi a neutralizzarci.

Un sistema che lascia il tempo che trova data la brevità delle gare, che mediamente si attestano su circa 3 giri, e visto che i rapporti con i nostri avversari si resettano ad ogni gara, senza una continuità all’interno di un campionato ad esempio, che sarebbe stata una cosa ben più gradita.

Potremo anche investire in un pilota in modo tale da avere un compagni di squadra nel team, anch’esso con le sue peculiarità, lati buoni e cattivi. Ognuno è specializzato in una particolare disciplina, e avrà un proprio carattere, ad esempio vi capiteranno piloti che incasseranno senza problemi un colpetto durante una staccata, mentre altri perderanno subito il lume della ragione, ma anche qui vale quanto detto parlando dell’IA, ossia una feature che all’atto pratico non serve praticamente a nulla, dato che le gare sono troppo corte per poter avere un aiuto significativo dal compagno di squadra, e oltrettutto il gioco non è improntato su un’idea di squadra, ma più sul singolo, che deve vincere per arrivare in alto.

Infine un ultimo punto a sfavore di GRID sta nelle riprese replay, che lasciano piuttosto a desiderare, e l’ennesima, inspiegabile, mancanza di una photomode, come successo anche in Dirt Rally 2.

Un vero peccato data la bellezza estetica del titolo, e conoscendo la bontà dei photomode prodotti da Codemasters, visti su F1 2019 ma soprattutto su Onrush.

Tirando le somme il ritorno di GRID mi aveva letteralmente stregato, ma alla fine si è rivelato ben distante dalle mie aspettative e soprattutto da quello che era il titolo originale, molto più coinvolgente e ricco di cose fare, più profondo a livello di gameplay e più vario nelle sue modalità.

In ogni caso si tratta di un buon gioco, esteticamente appagante, ma che presenta troppe lacune e mancanze rispetto al passato.

Aveva tutte le carte in regola per essere uno dei migliori, se non il migliore, sim-cade della generazione, ma ha mancato il bersaglio.

Il nostro voto: 7.0

Pro

  • Bello esteticamente
  • Immediato
  • Adatto a tutti grazie ai tanti settaggi

Contro

  • Poco coinvolgente
  • Carriera noiosa
  • Poverissimo di contenuti
RASSEGNA PANORAMICA
Voto Complessivo
7.0
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Product and graphic designer. Amateur photographer, freeride and downhill rider, cars and bikes lover. • PFB Design