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Disponibile da diversi anni su personal computer e console (2016) Hue, il puzzle-platform in due dimensioni realizzato dai ragazzi di Fiddlesticks e pubblicato da Curve Digital arriva con tutto il suo carico di colori su Nintendo Switch, console che sembra essere creata per questo tipo di esperienze.

La prima cosa che stupisce subito quando giochiamo a Hue è sicuramente il particolare stile grafico, che ricorda per certi versi il famosissimo titolo di Playdead Studios, LIMBO, ma state tranquilli non ci troviamo difronte ad un banalissimo clone del titolo del team inglese, tutt’altro, il particolare gioco di Fiddlesticks vive di vita propria, e si basa tutto su un concept originale, e allo stesso tempo riuscitissima.

Ma andiamo con ordine, in Hue il nostro compito sarà quello di muovere un ragazzino (Hue appunto) che una mattina al suo risveglio scopre che sua madre Anna è sparita in circostanze misteriose.

L’unico indizio sulle circostanze che hanno portate alla sua scomparsa, il piccolo Hue, lo trova su una lettera (scritta da Anna) che spiega che a causa di un’impercettibile frattura provocata all’anello a cui stava lavorando, i colori del mondo sono spariti, o meglio, resi invisibili all’occhio umano.

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Quest’indizio ci porterà ad affrontare una lunga avventura alla ricerca di nostra madre attraverso una serie di livelli ricchi di trappole e puzzle, che dovremo affrontare attraverso la ricerca e la manipolazione dei diversi colori.

La trama, abbastanza semplice e piacevole, ci viene raccontata attraverso una serie di audio-log, rappresentati da piccole buste da lettera che solitamente vengono recuperate dal nostro Hue all’inizio e alla fine di ogni stage. Purtroppo però, vista la totale mancanza della lingua italiana, potreste trovarvi in difficoltà e non riuscire a capire bene alcuni passaggi del racconto.

L’idea ed il gameplay che ne deriva, è come dicevo tanto semplice quanto geniale, abbiamo un mondo da esplorare costituito di toni scuri, uno sfondo grigio ed il resto realizzato in nero, man mano che ci muoveremo all’interno di questo mondo scopriremo delle piccole porzioni di colore che andranno a comporre una palette digitale, questa ci servirà a rendere visibili particolari porzioni dello stage o a superare degli ostacoli.

Mi spiego meglio con un’esempio: Abbiamo di fronte a noi un muro di colore arancione, per poterlo superare dovremo selezionare, tramite l’analogico destro, il colore sulla speciale “ruota dei colori” in modo che questo si renda parte dello sfondo e ci permetta di superarlo.

Questo è solo uno dei tanti piccoli enigmi che compongono il gioco, man mano che andremo avanti e che collezioneremo i vari colori i puzzle si faranno sempre più difficili, ma comunque a parte l’ultima parte, niente di insuperabile.

Naturalmente la meccanica dei colori non è legata solamente a semplici muri, questa è ben amalgamata alla maggior parte degli enigmi presenti nel gioco, questo vuol dire che la utilizzeremo per arrivare in determinati punti della mappa, per scoprire porte nascoste, superare raggi elettrici o punte sul terreno, recuperare chiavi, utilizzare delle piattaforme mobili e così via, insomma una varietà che riesce a tenere sempre vivo l’interesse del giocatore.

Una volta che avremo portato a termine l’avventura principale, che richiede circa quattro ore di gioco, è comunque possibile tornare sui propri passi per recuperare i vari collezionabili sparsi per gli stage, come ad esempio le ampolle.

Gran parte dei collezionabili è comunque facilmente recuperabile anche durante il primo walkthrough, ma per poterli trovare tutti è comunque necessario un po’ di sano backtracking per poter tornare i punti della mappa prima non accessibili, per via della mancanza del colore necessario a superare un determinato ostacolo.

Un’aggiunta interessante, che assieme al dover iniziare da capo lo stage qualora periremo prima di aver superato un checkpoint (che sono numerosi), aiuta ad incrementare la longevità del gioco, che non è certo il punto forte della produzione Fiddlesticks.

Lo splendido lato artistico di Hue è sorretto da un comparto tecnico ed un sistema di controllo di tutto rispetto, il lavoro svolto dagli sviluppatori è davvero impeccabile. Durante le nostre partite non ci siamo mai imbattuti in cali di frame rate o altri bug, che modo avrebbero potuto, in qualche modo, compromettere la nostra esperienza di gioco.

Al pari di quello tecnico troviamo anche un’ottimo comparto sonoro, le splendide melodie che accompagnano il piccolo Hue, risultano piacevoli e mai invasive e riescono sempre a restituire, o meglio ad esaltare la splendida atmosfera creata dal team di sviluppo.

L’unica vera pecca e da ricercarsi sulla longevità del gioco, ma se siete dei perfezionisti potrete comunque spendere qualche ora in più alla ricerca dei vari collezionabili.

Hue è un titolo che tutti gli amanti dei puzzle-plaform, e non solo, dovrebbero acquistare ad occhi chiusi. L’avventura creata dai ragazzi di Fiddlesticks sfoggia un lato artistico e tecnico di tutto rispetto e lo miscela ad un gameplay originale che rendono Hue piacevole da giocare sia sul divano davanti alla TV, che sullo schermo portatile di Nintendo Switch.

Il nostro voto: 8.5

thumbs-up-icon
Pro
  • Gameplay originale
  • Lato artistico/tecnico
  • Sistema di controllo
thumbs-down-icon
Contro
  • Longevità
RASSEGNA PANORAMICA
Voto Complessivo
8.5
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