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C’era una volta un’epoca povera di Pixel, ma ricca di divertimento. Dagli anni ‘80 è arrivato tra noi Huntdown, disponibile dal 12/05/2020 per Xbox One.

Sviluppato da Easy Trigger Games, team svedese fondato nel 2016 e pubblicato dai connazionali Coffee Stain Publishing, Huntdown è un folle Sparatutto Arcade dal sapore anni ‘80. 

Il team di sviluppo ha deciso di proporre la sua adrenalinica versione distopica del 21esimo secolo, il tutto immaginato con gli occhi di bambini cresciuti a Walkman e VHS.

Coffee Stain Publishing non è solo un publisher con grande occhio per i talenti, ma è gente che mastica videogiochi di qualità. Vi basti pensare, che tra i loro lavori più famosi c’è un certo Goat Simulator.

PIXEL ART IN 4K E 60 FPS.

L’impatto visivo di questo sparatutto arcade è una bomba a 16 bit. Ogni ambientazione, così come ogni personaggio risulta ben dettagliato. I livelli sono caotici e frenetici, ricchi di particolari come gli scenari urbani anni ’80 sudici, disseminati di luci al neon e murales.

Il risultato è un solido comparto grafico dall’anima retrò, brillante grazie alla risoluzione 4K a 60 Fps. Maniacale anche la cura dei protagonisti e dei loro outsiders; ci saranno nemici di ogni rango, dalla tipica carne da macello, ai più temibili boss.

I nemici sullo schermo sono numerosi e vari. Noi saremo dei cacciatori di taglie e il nostro compito sarà quello di brancare gli obiettivi fino alla loro disfatta. Ogni zona presenta una sua impronta specifica, ben curata e dettagliata. I fuorilegge incontrati sono sempre diversi tra loro e armati fino ai denti nella speranza di ucciderci.

3 cacciatori di taglie, 4 gang e 20 livelli mozzafiato.

Protagonisti di questa storia sono 3 stoici cacciatori di taglie:

  • Anna Conda: umana, ex commando addestrata ad uccidere con ogni arma disponibile e molta spavalderia;
  • John Sawyer: mezzo robot e mezzo cyborg, lo so vi ricorda qualcuno, ma no il suo vocabolario è molto più vario e acceso;
  • Mow Man: il più giovane dei tre, un Robot antropomorfo potenziato e molto legato al denaro, tanto da vendere uomini per cash.

Ognuno dei tre protagonisti è dotato di carisma e personalità propri, oltre ad armi base differenti tra loro. La cura dei dettagli si vede anche nella diversa presentazione dei personaggi, infatti non mancano filmati e particolari in grado di rendere unica l’esperienza con ognuno di loro.

Tralasciando una leggera differenza nei colpi delle armi primaria e secondaria, il gameplay è simile tra i 3 personaggi. Scelto un personaggio, potremo sostituirlo solo a patto di ricominciare il livello da capo.

A dare varietà al gameplay troviamo invece le Gang criminali a noi nemiche. Ognuna di queste bande è caratterizzata da personaggi tipici sia nello stile che nei movimenti. La cura maggiore è stata riservata ai ricercati speciali con una taglia per la loro cattura.

Le 4 Gang corrispondono a 4 raggruppamenti con 5 livelli ciascuno. Ogni livello alla fine ha un Boss da battere, finire il raggruppamento permette di sgominare una banda

Affronteremo quindi nemici armati di mazze da Hockey, mitra, granate, fucili a canne mozze, fucili a pompa e ogni sorta di arma inventata o improvvisata per donare dolore. Incontreremo anche nemici più potenti in grado di usare moto, Jetpack e altri mezzi.

I Boss sono caratterizzati da barra della salute estesa, attacchi potenti e maggiore imprevedibilità. Inoltre ognuno di loro ha: una propria scheda, la sua storia e il tipico discorsetto da cattivone. Perla da sottolineare e citazione a Street Fighter è il volto dei Boss che passa da lindo a livido, a seguito alla loro sconfitta.

Divertimento lineare, ma non banale.

Uno Sparatutto Arcade vecchia scuola rischia di cadere nella banalità di un gameplay troppo semplificato, ma questo non è il caso di Huntdown. Le dinamiche a scorrimento orizzontale tipiche del genere, sono esaltate dal gran numero di armi utilizzabili e nemici da affrontare.

Tutto è pensato per dare più dinamismo ad un’azione base semplice, composta da: movimento orizzontale, scatto, salto, sparo e interazione ambientale. L’uso di alcune combinazioni di comandi permette di eseguire azioni extra e avremo a disposizione un attacco speciale ricaricabile.

Le armi permettono un approccio vario e di mettere in campo una strategia nella nostra caccia all’uomo. Infatti con le armi base siamo limitati a colpire con scarsa potenza e solo in via orizzontale i fuorilegge, mentre le armi sequestrate ai nostri outsiders hanno potenza di fuoco maggiore e colpi pensati per colpire ad altezze diverse. Ad esempio un lanciagranate può disintegrare nemici posti sotto di noi, mentre una granata standard può essere usata per aree sopraelevate. Inoltre alcune armi possono usare detonazione remota o incendiare una porzione del suolo. Armati fino ai denti il Game Over stavolta sarà per i criminali.

Un sonoro Super-Power, convincente e prepotente!

La colonna sonora anni ’80 unisce dark, synth commerciale, hard rock ed elettronica, con grandissima qualità e varietà. Huntdown porta il giocatore a spararsi direttamente l’audio in cuffia al volume massimo con la visita dall’otorino già prenotata. Raramente un titolo di questo genere mi dà sensazioni così positive a livello sonoro, questo non è imputabile solo alla colonna sonora, ma merito va dato anche alle frasi caratteristiche di ogni personaggio e ai rumori delle armi. Boom!!! Non solo fa rumore, ma dona dolore tanto che una granata incendiaria andata a segno può portare Anna Conda a cantare: “Come on baby light my fire”, con sana ironia.

Dettagli che fanno la differenza.

Easy Trigger Games, nel creare questo sparatutto arcade, ha mostrato la sua visione dei videogiochi: se si fa una cosa va fatta bene. I livelli sono una libido di dettagli e cura maniacale. Troveremo stormi di uccelli a 16 bit intenti a volare lontano da noi, criminali sparsi anche in aree non accessibili e giocatori di poker clandestino. Dettagli di livelli e personaggi curatissimi.

Da notare la presenza di effetti ambientali realizzati in un 2D impuro, camuffato da 2,5D. Tutta questa cura è riversata anche negli armamenti, ma qua vige una regola: più grande è l’arma più male fa. Sarà anche il futuro Baby, ma è un futuro Made in ‘80.

La localizzazione, presente solo come sottotitoli rasenta la perfezione. I concetti, anche quelli più strani e difficili da tradurre passano sempre in modo buono. Cosa non scontata in un’epoca dove la traduzione italiana è snobbata.

Qualche errore, ma niente paura.

Sicuramente Huntdown supera molti concorrenti arrivando ad essere ottimo, ma qualche errorino c’è.

Diciamola tutta, dove la modalità giocatore singolo non presenta problemi, la modalità co-op ha qualche esitazione. Innanzitutto la co-op è solo due giocatori locale e si sente la mancanza dell’online. Inoltre la telecamera non aiuta visto che non inquadra tutta l’area della battaglia, se i due gamer non sono vicini tra loro. Mi è capitato ad esempio di affrontare un Boss senza poter scappare via in zona sicura, perchè Giocatore 2 (Paola) era nell’area di schermo opposta alla mia.

Longevo, il giusto, ma mai abbastanza.

La longevità in giochi di questo tipo è sempre ed esclusivamente legata alla rigiocabilità e alle abilità del singolo giocatore. I 20 Livelli durano da 10 a 20 minuti l’uno, a seconda di abilità e velocità del Gamer.  Considerata la presenza di 3 livelli di difficoltà base (facile,medio e difficile) ben tarati, più uno da masochisti sbloccabile finito il gioco, Huntdown dispone di una durata buona per il suo genere.

La mia esperienza nel futuro proveniente dal passato.

 La mia prova è stata effettuata su Xbox One X e Tv 4k da 49”. Ho alternato come pad un Elite primo modello e uno standard, notando come per questo titolo sia meglio un approccio semplice. Infatti anche nel pad Elite ho optato per una configurazione base (levette basse e tasti standard).

Per quanto riguarda l’audio ho alternato una soundbar e le mie cuffie Turtle Beach Stealth 600, riuscendo con le seconde a godere appieno di un sonoro fantastico.

Ho giocato due volte alla storia, provando tutti e tre i personaggi. La prima a livello facile in co-op e una a medio in single player, provando poi per pochi livelli la modalità difficile

Personalmente questa esperienza è stata appagante su tutti i livelli e la consiglio a nostalgici dell’epoca e gamer dei giorni nostri indistintamente.

Così tante cose da raccontare… chiudo per lasciarvi qualcosa da esplorare o far esplodere da soli.

Huntdown è la storia di 3 cacciatori di taglie armati e inca**ati. Il loro obiettivo è sgominare 4 temibili bande criminali in un futuro distopico pensato in chiave anni ‘80.

Paniri, Tozzi e compagnia danzante, sarebbero fieri di un titolo in grado di richiamare in modo prepotente un’epoca così spensierata e nerd-produttiva.

La grafica a 16 bit spinge in 4k e 60 Fps, rendendo il tutto uno spettacolo di distruzione fluido e dettagliato in Pixel Art. Le musiche sono varie e godibili, invitano all’ascolto e accompagnano il gamer verso fine avventura, consigliate le cuffie per una goduria maggiore.

Il Gameplay sa essere sia Arcade che tattico grazie alle armi confiscate ai nemici, dotate di colpi limitati, ma letali. Localizzazione ben fatta, solo in forma di sottotitoli e Longevità variabile a seconda delle abilità del giocatore, completano un reparto tecnico che reclama a gran voce l’acquisto di Huntdown.

Pro

  • Pixel Art in 4k e 60 Fps
  • Colonna sonora entusiasmante
  • Gameplay in grado di unire; tattiche moderne a semplicità anni ’80
  • Cura dei dettagli maniacale
  • 3 livelli di difficoltà ben calibrati

Contro

  • Manca il Multiplayer Online
  • Qualche difetto nella visuale, limitato alla Co-Op
RASSEGNA PANORAMICA
Grafica
10.0
Colonna Sonora
10.0
Gameplay
9.0
Longevità
8.0
Localizzazione
9.0
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Staccato il ciuccio dalla bocca ho preso un pad in mano per non mollarlo più, non son un Pro Gamer, cerco l'essenza del gioco.