just-cause-4-recensione-review-giochi-xbox-one-x-4k-hdr-games-paladins

La serie Just Cause, ideata e sviluppata dal team di Avalanche Studios, è conosciuta dai giocatori di tutto il mondo per la sua totale libertà d’azione e per il suo elevato fattore distruttivo. Just Cause 4 non è da meno, anzi questo nuovo episodio tenta di rincarare la dose grazie all’aggiunta degli effetti atmosferici estremi, che tentano di portare nuova linfa vitale all’interno di una formula di gioco che inizia a risultare “vecchia”, ma basterà questo a proiettare la serie verso nuove vette?

Partiamo però dalla storia dietro a questo quarto capitolo, e quindi a quale sarà la ragione dietro alla nostra sete di distruzione videoludica. Gli eventi di Just Cause 4 ci porteranno sull’isola fittizia di Solìs, una terra dai panorami mozzafiato dietro la quale si nascondono una serie di esperimenti che in qualche modo sono collegati al nostro eroe, il protagonista storico della serie Rico Rodriguez.

L’isola di Solìs ed il suo popolo è sotto la dittatura dell’organizzazione della Mano Nera e del suo capo, lo spietato imprenditore Oscar Espinoza, che sta svolgendo degli strani e misteriosi esperimenti legati ad eventi climatici estremi. Questi ultimi sono strettamente legati al passato di Rico, infatti il padre del nostro rocambolesco eroe era un ricercatore, morto in tragiche circostanze, che lavorava proprio su una macchina in grado di controllare gli eventi atmosferici, e che ora sembra sia in mano all’organizzazione che sta mettendo in ginocchio il popolo di Isolìs.

La ricerca della verità sulla morte del padre ed il tentativo di sgominare l’organizzazione di Espinoza, porterà a risvegliare lo spirito di ribellione del popolo, che si tramuterà nell’Armata del Caos, un’esercito di ribelli che ci aiuterà nel proseguimento delle varie missioni della campagna principale e che vedremo crescere, man mano che libereremo le regioni della mappa di gioco attraverso le conquista  delle relative basi nemiche.

Insomma, come avete intuito, ci troviamo davanti ad una trama abbastanza semplice che alla fine si rivela solo un pretesto per poter sperimentare nuove tattiche di guerra, le più disparate possibili, e portare tantissima distruzione, quella a cui ci ha abituato da anni la serie.

Il parco giochi ideato da Avalanche Studios e messo a disposizione del giocatore è poco più grande della mappa di gioco del precedente capitolo, ma anche qui l’insieme di terreni dove addentrarsi è piuttosto vario, abbiamo zone che vanno dalle fitte foreste a gli aridi deserti, passando dal mare alle cime innevati dei monti.

Tutti i terreni sono già abbastanza particolari, ma il team di sviluppo svedese ha deciso di renderli ancora più ostici, ma allo stesso tempo divertenti, inserendo gli eventi climatici. Non parliamo di normali piogge, quelle a cui siamo abituati a vedere nei titoli moderni, ma parliamo di veri e propri disastri naturali, suddivisi in quattro differenti biomi che presentano condizioni meteorologiche davvero peculiari.

Si passa da zone della mappa di gioco soggette a improvvise tempeste tropicali con tuoni e fulmini ad altre con  lande desertiche dove si sollevano fortissimi venti che sollevano la sabbia passando per valli in cui si scatena la potenza di giganteschi tornado, tutti eventi che elevano all’ennesima potenza la distruttibilità offerta dalla serie Just Cause, ma che malgrado il loro impatto scenico, risultano un po’ fini a se stessi.

Il Gameplay risulta molto simile a quanto visto nel precedente capitolo, e se siete amanti della serie vi basteranno davvero pochi attimi per prendere familiarità con i vari gadget in dotazione al nostro Rico. Malgrado sembri uguale però, sono comunque state implementate alcune novità, sia a livello di gadget a disposizione, che nelle varie armi sparse per l’area di gioco, che ora hanno tutte una funzione di fuoco secondario, un’elemento che rende ancora più divertente ed efficace il “gunplay” del titolo di Avalanche.

L’equipaggiamento in dotazione al nostro eroe risulta completo fin da subito, e sarà in grado di farci arrivare senza grosse difficoltà ai titoli di coda della modalità storia. Avremo a disposizione un paracadute, una tuta alare, che ci permettono di muoverci in totale libertà nell’area di gioco (in alcuni casi ci fanno dimenticare di aver bisogno di altri mezzi), ed il nostro fidato rampino, che dopo pochi minuti di gioco perfezioneremo con tre nuovi gadget indispensabili:  Il Sollevatore, il Riavvolgitore ed il Booster.

Il Sollevatore come si può intuire dal nome, serve ad alzare degli elementi dello scenario,  o nemici, che ci sono da ostacolo sparandoli sopra dei palloni aerostatici, un po’ come funziona il sistema Fulton visto in Metal Gear Solid V. Il Riavvolgitore invece ci permette di spostare degli oggetti enormi, o aprire delle porte giganti tramite i due ganci del rampino, infine troviamo il Booster un propulsore che permette di ottenere una spinta variabile.

Tutti i vari gadget in possesso di Rico possono essere usati in contemporanea permettendo così al giocatore di sbizzarrirsi e creare le più svariate tecniche di distruzione, si può ad esempio prendere un’auto sollevarla con il Sollevatore e farla precipitare addosso i nemici oppure trascinare due auto addosso ad un gruppo di nemici, diciamo che non c’è limite alla fantasia del giocatore.

Se da un lato tutte queste novità introdotte dal team di sviluppo possono apparire divertenti, dall’altro, malgrado la possibilità di essere usate in maniera rapida tramite il D-Pad, si dimostrano fini a se stesse e non amalgamate in maniera corretta alla formula di gioco.

Mi spiego meglio, il più delle volte sarà molto più facile affrontare i nemici nella maniera più classica, con fucile e rampino, che sfruttare i nuovi gadget, limitando così il loro uso alle sole sessioni della storia a cui sono dedicate, come aprire un’enorme porta, o sollevare un’ ostacolo che non fa passare il camion che stiamo scortando, un vero peccato perché sperimentare con questi strumenti è molto divertente e crea delle situazioni davvero esilaranti.

I vari gadget (come vi ho accennato) saranno attivabili rapidamente dal D-Pad del controller di Xbox, naturalmente dopo averli assegnati ai vari tasti dall’apposito menu, dove potremo anche modificare diversi aspetti dei singoli strumenti in base alle missioni richieste dai vari personaggi, Sargento, Javi e Garland.  Potremo ad esempio calibrare la velocità del Riavvolgitore o la durata dell’accelerazione del Booster, eccetera, tutto in base all’utilizzo richiesto in quel momento dalla missione in corso.

Le missioni della storia si dislocano lungo un’ampia mappa, che malgrado alcuni aspetti tecnici non proprio al top, nasconde dei paesaggi davvero stupendi soprattutto se osservati in alcuni momenti della giornata (in-game) e dall’alto del paracadute e della tuta alare.

I compiti da svolgere nella modalità Storia  non sono numerosissimi e diciamolo si somigliano un po’ tutti, limitandosi alle solite: libera la base, attiva un pannello, hackera un computer ed attendi la fine del procedimento eliminando i nemici che ti attaccano, e così via. Insomma i soliti compiti a cui ci ha abituato alla serie ed i videogames dello stesso genere, dei compiti che sembrano messi lì dal team di sviluppo per allungare le ore di gioco.

Le uniche variazioni sulla tipologia delle missioni le troviamo all’interno delle quest secondarie, dove i ragazzi di  Avalanche Studios ha voluto provare ad inserire qualche nuovo elemento, che però non si dimostra così esaltante.

Just Cause 4 non è quindi quel capitolo “rivoluzionario” che ci si aspettava, quello che doveva traghettare la serie verso un nuovo inizio. La produzione non si discosta da quanto visto fino ad ora, portando con se non solo il solito gameplay, ma anche diversi aspetti a livello tecnico non proprio esaltanti.

Se da un lato, come vi ho accennato prima, i paesaggi di Isolìs mostrano scorci davvero eccezionali, soprattutto visti da certe altezza, da altre angolazioni ed altezze si nota benissimo la presenza di numerosi asset riciclati, con edifici sempre identici, numerose texture in bassa risoluzione e di un’intelligenza artificiale non proprio al top, che porta molti dei nemici (soprattutto quelli base) ad esporsi liberamente ai nostri colpi rendendo il nostro compito molto più facile.

Tecnicamente ci troviamo quindi difronte ad un prodotto non proprio esaltante, con animazioni dei personaggi che risultano legnose, soprattutto quelle dei comprimari, un frame rate che in alcune situazioni, soprattutto quelle con molti nemici ed mezzi a schermo, cala rallentando l’azione, niente di drastico, ma comunque fastidioso. In questo va considerata comunque l’ampiezza della mappa e la sua verticalità che il motore proprietario APEX, riesce a gestire in maniera efficace, malgrado i piccoli difetti elencati.

Just Cause 4 è un titolo che segue la linea tracciata dai predecessori senza portare niente di veramente rivoluzionario, un titolo che sicuramente gli amanti della serie apprezzeranno, divertendosi a creare tantissime situazioni distruttive (anche con i nuovi gadget). Con qualche cura in più fronte tecnico e su quello della progressione, avere tutto e subito non sempre funziona, avrebbe potuto davvero portare una ventata d’aria fresca al genere.

Il nostro voto: 7.5

thumbs-up-icon
Pro
  • Tanti Nuovi Gadget a disposizione
  • Gunplay immediato e divertente
thumbs-down-icon
Contro
  • IA dei Nemici
  • Animazioni dei personaggi
  • Tecnicamente presenta qualche intoppo
RASSEGNA PANORAMICA
Voto Complessivo
7.5
Articolo precedenteWarhammer: Chaosbane – Nuovo video dedicato ad Elontir il mago, uno dei 4 personaggi giocabili
Prossimo articoloL’orrore da incubo di Uncanny Valley arriverà tra pochi giorni su Nintendo Switch
Semplicemente un appassionato di videogames... :D