Maldita Castilla EX – Cursed Castile – Recensione – Xbox One

Da bambino la sala giochi era un universo a parte tanto desiderato. Non potevo di certo lamentarmi, a casa avevo l’Amiga, il Super Nintendo e roba su PC ultra datati che ancora oggi mi chiedo cosa potessero mai far partire. Chiedevo a mio papà di portarmi in Sala Giochi spesso e volentieri, ma purtroppo la risposta era quasi sempre negativa. Molti potrebbero pensare che il “no” di mio padre si riferisse semplicemente al fatto che i videogiochi facciano male ai bambini, ma non è così. Se mio padre mi negava molto spesso passare un pomeriggio in Sala Giochi era per una questione economica, perché ancora oggi, raccontandolo come aneddoto divertente, dice “entravo con i soldi e uscivo senza, completamente senza, tanto che una volta per distrazione non misi da parte qualcosa per il pullman e dovemmo tornare con la piedicolare” (una parola inventata da mio padre che non ho omesso per cercare di avvicinarmi quanto più al suo modo di raccontarla). Non voglio stare qui a raccontare della mia vita, quindi mi limito a dire che quando entravo nelle Sale Giochi mi sentivo a casa, ma quando mi avvicinavo a Donkey Kong, Toki o Ghost’n Goblins ci perdevo le paghette delle settimane successive. Quest’introduzione molto nostalgica mi è servita per presentare un gioco altrettanto nostalgico, un certo Maldita Castilla, sviluppato da Locomalito, un simpatico sviluppatore conosciuto nel mondo indipendente proprio per aver lavorato a questo tipo di giochi e li ha resi gratuiti per l’utenza, ma per quanto riguarda Maldita Castilla, il gioco fu trovato da Abylight Studios e reso più valido e soprattutto a pagamento. Il gioco fu esteso, migliorato e soprattutto ottimizzato in molti aspetti per essere poi pubblicato anche su console. Oggi parliamo di Maldita Castilla EX – Cursed Castile e del suo incredibile effetto nostalgico.

Le lande di Tolomera sono in pericolo; le lacrime di una maledetta e orribile strega ha risvegliato i demoni che albergano nell’oscurità del luogo infestato, causando pericoli e terrore. Il prode eroe Don Romiro sarà quindi chiamato in causa dal proprio orgoglio per debellare la minaccia ultraterrena e ristabilire la pace in quel di Tolomera. Ramiro esplorerà delle zone aperte piene zeppe di nemici e dovrà assolutamente annientare i propri comandanti, dei boss di fine livello che portano al boss finale, la causa di tutto. Ma tra queste lande prima desolate, si nascondono una moltitudine di segreti e tesori rimasti lì per tanto tempo in attesa che qualcuno li recuperasse, così come anche degli squisiti salsicciotti da essere gustati per riprendere energia. L’incipit narrativo, se proprio vogliamo menzionarlo per dovere di scrittura, è quanto di più banale possibile. Attenzione però, si tratta di un espediente per buttare il giocatore in mezzo alla mischia, facendogli trucidare demoni e mostri che si palesano davanti proseguendo le strade di Tolomera. Non è mistero che Cursed Castilla sia incredibilmente somigliante a titoli come Ghost’n Goblins, sia per l’arco narrativo, ma soprattutto per quello del gameplay, sotto certi aspetti quasi identico. È un errore pensare che il gioco in questione sia una copia diretta e semplice del capolavoro degli anni passati, perché quello che si tocca con mano è l’effetto nostalgia di cui abbiamo parlato in apertura. Il gioco è una citazione pura, un semplice riproporre dei titoli magici che hanno accompagnato le vecchie generazioni di giocatori a quello che siamo oggi, chi più e chi meno. Cursed Castilla è un titolo portato su Xbox One, è vero, ma la sua natura ideale sarebbe quella di ritrovarsi nelle ormai perse sale giochi di molti anni fa.

Maldita Castilla EX _Screenshot (9)

Per quanto concerne l’aspetto gameplay, abbiamo qualche riserva. Il titolo di Locomalito è efficacemente nostalgico sotto il profilo della difficoltà, mettendola a livelli quasi frustranti. Questo non significa che il gioco sia improntato sul rendere impossibile completare il titolo, perché con dei giusti movimenti, riflessi e soprattutto creatività d’azione, si può portare a termine. Il gioco ha un totale di otto stage, divisi per zona e con circa venti boss da affrontare. La longevità del gioco è in realtà molto bassa, basteranno circa due ore per portare al termine il titolo di Locomalito, ma in realtà se ne impiegheranno tante di più a causa delle continue morti in certe sequenze di gioco. Questo porterà sicuramente a scatti d’ira e di frustrazione (come siamo nostalgici, vero?) che potrebbero allontanare l’utenza prima del completamento, o ancora peggio, a non farla avvicinare nemmeno un pochetto. Nonostante questo, però, c’è da dire che Locomalito ha comunque reso più verosimile e contemporaneo il suddetto gioco, perché abbiamo delle diverse particolarità che potrebbero sicuramente giovare per quanto riguarda il completamento. A differenza di Ghost’n Goblin, qui abbiamo una cuore in più da difendere, mentre ci saranno anche dei checkpoint che ci verranno incontro per non ricominciare tutta la sezione dall’inizio in caso le vite scendessero a zero (e credetemi che vi capiterà più di una volta).

Per quanto concerne l’aspetto tecnico, Cursed Castilla è perfettamente fluido e funzionale all’azione di gioco. Locomalito ha inserito la possibilità di guardare il gioco sotto ben sei diverse impostazioni visive, alcune che richiamano molto palesemente il passato nostalgico a cui il titolo si rifà in tutto e per tutto. Abbiamo la possibilità di guardare lo schermo intero, così come il gioco in 4:3 con le bande laterali. Ancora, ci saranno dei filtri che simuleranno l’effetto “old” del titolo, proponendo il tubo catodico e altri effetti visivi che vi faranno emozionare come venti anni fa o anche più. La varietà dei nemici è molto valida, tra l’altro anche in veste del tutto originale. Qui si notano le differenze tra Cursed Castilla e Ghosts’n Goblins, che appunto brilla di luce propria e mostrando di avere un’anima propria. Locomalito ha più volte confermato che il gioco è ripreso da testi, bestiari e altri libri che realmente esistono, quindi tutto ciò che vediamo all’interno del gioco non è frutto di un mero copia/incolla, ma bensì di una sua propria immaginazione dopo la lettura di questi testi.

In fin dei conti abbiamo di fronte un titolo degno del proprio genere, anche se i tempi dell’effetto “impossibile” sono finiti da un po’. Le Sale Giochi prima erano dei posti che racchiudevano i tanti nerd che provavano e riprovavano un gioco per portarlo a termine, mentre gli sviluppatori aumentavano la difficoltà o rendevano un bilanciamento non proprio brillante per far sì che le persone ci spendessero soldi a ripetizione, pur di riuscire. Oggi i tempi sono cambiati, le Sale Giochi sono casalinghe e titoli del genere, nonostante l’incredibile effetto nostalgia, sono parte di una sfera di nicchia non propriamente adatta alle generazioni odierne. Considerando il prezzo del gioco, quindi già completo nel suo insieme, una difficoltà così elevata potrebbe essere un’arma a doppio taglio per Cursed Castilla, anche se effettivamente renderlo più semplice avrebbe banalizzato il concetto di base del gioco. A tal proposito mi astengo da questo tipo di giudizio, anche perché, nonostante le mie cinque ore davanti allo schermo, sono riuscito a completarlo.

Voto: 8.5

Pro:
Nostalgico
Ha una propria anima
Fluido e funzionale
Varie e piacevoli impostazioni visive
Contro:
A tratti frustrante
Non ideale per le generazioni correnti