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C’era una volta un imperatore che amava così tanto la moda da spendere tutto il suo denaro soltanto per vestirsi con eleganza. Non aveva nessuna cura per i suoi soldati, né per il teatro o le passeggiate nei boschi, a meno che non si trattasse di sfoggiare i suoi vestiti nuovi: possedeva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice: “E’ nella sala del Consiglio”, di lui si diceva soltanto: “E’ nel vestibolo”.

Chiuso il libro delle Fiabe, un sorriso ci scappa. Perché dall’alto del trono ogni tanto ci si dimentica che sotto il paese vive. Parla. Si scambia opinioni e anche amichevoli strette di mano. E nell’ostinarsi, nell’ostentare superiorità ci si crogiola. Finché ci si scotta.

In questi giorni in rete impazza la notizia di Sony che decide di continuare a bloccare i progressi dei personaggi di Fortnite, il celebre free to play multipiattaforma, unicamente alla Ps4. In altre parole, se ho un profilo PSN con il quale gioco, non potrò usufruirne su Switch e (ovviamente) Xbox. Compresi acquisti di DLC, skin, e quant’altro. Devo investire il doppio del tempo per poter godere del mio “fenomeno di costume videoludico” preferito e, forse, quasi quasi su Playstation non lo gioco più.
Visto che lo stesso identico gioco è fruibile cross platform tra Microsoft e Nintendo, ovvero tra milioni di Xbox One e Nintendo Switch, al canto corale di “Better Together”, per proseguire nel reciproco rispetto delle differenze, ma nell’evidente beneficio per tutti di cavalcare l’entusiasmo delle somiglianze.

Per far capire quanto anacronistico sia questo comportamento, basti ricordare che un altro caposaldo dell’industria videoludica moderna, che risponde al nome di Minecraft, è già da tempo nelle mani di una community viva e vegeta e che si gode in totale libertà non solo le partite, ma condivisione degli obiettivi. Non scherzo. Se gioco con il mio account di Minecraft su Switch, sblocco gli achievement della mia controparte Xbox. E ho detto tutto.

Se tutto questo vi sembra fantascienza, stropicciatevi gli occhi e guardate questo breve video rilasciato da Nintendo, dedicato al cross play tra le piattaforme Nintendo e Microsoft.

Se ancora non bastasse, e per far comprendere la portata di tale evento, a supporto di questa fantastica soluzione ci sono già una dozzina di titoli, per cui non è un fenomeno da prendere sottogamba o un atteggiamento di “falsa cortesia”, ma un concreto urlo nel megafono: noi giocatori ci siamo e veniamo considerati! E questa è senza dubbio una vittoria che ci si porta a casa.

Insider di settore ed ex teste coronate di Sony possono confermare che gli interessi in ballo della casa di Tokyo riguardano aspetti prettamente economici. Ma dietro a questo fatto c’è anche una visione piuttosto limitata a guardare il mondo dall’altare del vincitore, un comportamento di over-confidence che in un mondo in mano alla rete può risultare se non fatale, quanto meno deleterio.

Ho già sostenuto a piene mani che trincerarsi dietro a 4 mastodonti AAA è come comportarsi da divi di Hollywood, rinchiudendosi nel palazzo dorato quando fuori la popolarità potrebbe virare verso la soluzione migliore sul mercato: avere le due console che coprono in maniera egregia ogni fetta dell’intrattenimento videoludico moderno, che non dimentica il passato. Con grandi esclusive e rispetto dei propri trascorsi con una retrocompatibilità sottovalutata ingiustamente dai detrattori, e con una probabile macchina in arrivo nel 2020/2021 questo lieto refrain non cambia.

Ho sempre dedicato un plauso a chi riconosce l’importanza di dimostrarsi integri e carichi di servizi utili ben dopo la mera vendita di un hardware, che per molte persone rappresenta alla fine un oggetto di culto acquistato spesso per impulso o perché di moda. Con la differenza che il futuro potrebbe portare una inversione di tendenza auspicata, per il corretto equilibrio delle forze in campo, a favore di due competitor che hanno deciso di fare squadra di fronte all’esigenza comune dei loro giocatori.

Perché frammentare un enorme bacino di giocatori? Perché rinunciare a popolare i server di gioco di gente felice e contenta, che potrebbe per giunta avvicinarsi alla macchina della concorrenza, se cosi vogliamo chiamarla?

Perché la concorrenza in questo caso non esiste, gente. C’è solo la macchina preferita, ed è sacrosanto che ognuno ne abbia una. Altrettanto bisogna accettare però che non tutti i giocatori del pianeta sono persone in grado per motivi economici o per ragioni culturali e di abitudine di possedere tutte le console sul mercato, o con due vite a disposizione per progredire in due versioni dello stesso gioco senza motivo apparente.

“THIS IS (NOT) FOR THE PLAYERS”