MotoGP 20 recensione review giochi xbox series x 4k hdr games paladins

Finalmente è arrivato quel momento dell’anno in cui dobbiamo vestire nuovamente tuta e casco per scendere in pista in mezzo alle superstars del circus della MotoGP, e mai come quest’anno è così dolce farlo.

Purtroppo il momento storico che stiamo attraversando ha fermato il mondo del motorsport, forse riprenderà o forse no, in ogni caso attualmente è tutto fermo ma nei nostri salotti possiamo scatenare l’inferno motoristico che tanto ci piace.

Quindi, tutto pronto, gas a martello e andiamo!

MotoGP 20, l’ultimo capitolo sfornato da Milestone avrà il privilegio di simulare la stagione attuale, che di fondo non è proprio partita, a parte la gara del Qatar in cui hanno corso solo le classi minori, Moto 3 e Moto 2.

Non sappiamo quindi quali siano i reali valori in campo in questa stagione 2020, ma a livello virtuale potete stare certi sulla bontà del lavoro svolto dal team italiano.

Procediamo con ordine, ma prima di tutto tengo a precisare come la situazione creata dal virus ha influenzato inevitabilmente anche lo sviluppo del gioco, che attualmente mostra ancora qualche piccolo bug di gioventù e qualche mancanza a livello di grafiche su moto e caschi, che verranno comunque aggiunte (insieme all’introduzione di Rookies Cup e Moto E) grazie al rilascio di una patch in un prossimo futuro.

Una volta avviato dovrete impostare alcuni settaggi di base, come la regolazione della luminosità e della gamma, così come la qualità del gioco, scegliendo tra qualità grafica oppure framerate.

Questa possibilità di scelta è attiva solo su Xbox One X, e personalmente ho sfruttato l’impostazione che consente di godere dei 60 fps, anche perché la perdita in termini di qualità assoluta è davvero minima e appena visibile, mentre in termini di fluidità non ci sono proprio paragoni, anzi, la modalità grafica a 30 fps l’ho trovato poco stabile e poco fluida, come se non fosse ben ottimizzata.

Una volta settate le impostazioni principali, dovrete creare il vostro alter ego virtuale, che come da tradizione Milestone permetterà la scelta di alcuni piloti preimpostati, numero di gara, nome e nazionalità.

Terminate le fase iniziali vi ritroverete davanti il menù di gioco disposto in comode tab. Mettendo un attimo da parte la Carriera, che è ovviamente il fulcro del gioco, sarà possibile accedere alle modalità veloci, come campionato personalizzato, gara singola o prova a tempo, e la modalità multigiocatore, che ora può fare affidamento su server ben più prestazionali (anche in ottica esport) e permette di unirsi a gare già in corso oppure creando una propria stanza per giocare con gli amici, con la possibilità di riempire la griglia con i piloti governati dalla CPU.

Oltre a queste modalità “classiche” è presente la modalità storica, composta da tre sfide giornaliere di diversa difficoltà, che vi metteranno alla guida delle moto leggendarie che hanno segnato la storia della disciplina, e in base al grado di difficoltà e al risultato ottenuto vi ricompenseranno con una valuta necessaria per sbloccare ulteriori moto e piloti nel negozio della modalità storica.

Veniamo dunque alla modalità carriera, ritoccata e decisamente più matura rispetto al passato, con un interessante sviluppo della componente manageriale, che aggiunge un po’ di pepe alla produzione, senza raggiungere mai una complessità tale da scoraggiare i meno avvezzi a questo genere di cose.

Come al solito dovrete scegliere a quale squadra affidare il vostro talento, non partendo per forza dalla classe minore, analizzando attentamente i requisiti richiesti dal team per quanto riguarda le prestazioni in qualifica e in gara.

Fatto questo dovrete iniziare ad ingaggiare anche coloro che lavorano alle spalle del pilota, quindi capo tecnico, telemetrista e tutti i meccanici necessari allo sviluppo della moto, stando sempre attenti a non dare fondo al vostro budget.

Nel corso della carriera riceverete sempre nuove offerte per quanto riguarda il personale, che potrà essere più o meno qualificato e con un proprio livello d’esperienza via via maggiore anche se, come in tutte le cose, la qualità si paga.

Tra un weekend di gara e l’altro dovrete incaricare i membri della vostra squadra in sessioni di ricerca e sviluppo mirate a incrementare le performance della vostra moto in aree specifiche come il motore e il telaio, piuttosto che l’aerodinamica. Per avviare le sessioni di ricerca e sviluppo saranno necessari dei punti di ricerca, che guadagnerete compiendo test durante le prove libere di ogni weekend.

Sulla falsa riga di quando visto ad esempio nella carriera di Codemasters dedicata alla Formula 1, anche in MotoGP 20 potrete dedicarvi allo svolgimento di alcune prove, al termine dei quali riceverete punti ricerca in base al risultato ottenuto nella sessione di test.

Non aspettatevi una quantità elevata di attività come in F1 2019, ma in ogni caso avrete il vostro bel da fare, sapendo che ogni giro vi garantirà sempre più confidenza con moto e tracciato.

Una confidenza che va ricercata nuovamente dato che il modello fisico e di guida è ben diverso dal passato, e ammetto che i primi minuti in pista (alla guida di una MotoGP specialmente) sono stati piuttosto imbarazzanti, in senso buono.

La guida è decisamente più simulativa, spiazzante rispetto ai capitoli precedenti della serie e ancor più rispetto a Ride 3, con cui giocavo molto negli ultimi tempi. L’area dove si avverte maggiormente il salto in avanti è la staccata, al punto che la gestione del freno è adesso fondamentale!

In tutti i titoli motociclistici precedenti a questo MotoGP 20, il freno azionato con il grilletto sinistro del pad veniva usato quasi come un tasto, specialmente nelle staccate più violente ad alta velocità. Si premeva tutta la levetta fino in fondo, e spesso sembrava di non aver frenato comunque abbastanza, e solo in percorrenza di curva si pelava il grilletto col fine di trovare quella precisione in più nelle traiettorie per essere più efficaci e quindi veloci.

Adesso l’approccio al freno è più reale, richiede una pinzata forte all’inizio della frenata, ma deve essere rilasciato mano a mano che avviene la decelerazione, per evitare che si scomponga l’assetto con evidenti, e a volte fatali, sollevamenti del posteriore.

Per certi versi mi ricorda, nuovamente, lo stile di frenata che abbiamo apprezzato negli ultimi anni nei vari titoli F1 di Codemasters.

Le migliorie di guida non terminano qui, infatti ci sono ulteriori passi avanti anche nelle animazioni del pilota, ancora più fluide e verosimili rispetto al passato, unite ad una reale similitudine nella posizione e nei movimenti rispetto alle controparti reali.

Lo stile da “ranocchio” di Alex Rins ad esempio è decisamente diverso rispetto allo stile spettacolare di Marc Marquez, a sua volta differente dalla guida più precisa e compassata di Andrea Dovizioso.

L’unico aspetto un po’ meno riuscito, a mio parere, è nella fase dell’accelerazione in uscita di curva, più precisamene nella gestione del posteriore. La perdita di aderenza è poco gestibile e tanto violenta, poco bella da vedere anche nel replay, mentre nei titoli precedenti si poteva gestire decisamente meglio, complice anche una migliora taratura del grilletto dell’acceleratore, che per una buona parte della sua corsa risulta poco reattivo, per poi dare tutto negli ultimi millimetri di corsa, comportando un controllo del mezzo a volte poco preciso, tenendo conto che non è nemmeno possibile regolare le zone morte o la linearità dei comandi.

Questo piccolo problema è evidente più che altro con le moto storiche a 2 tempi, caratterizzate di per sé da un’erogazione del motore piuttosto maschia, mentre con le altre classi è meno percepibile, ma in ogni caso gradirei una miglior gestione del grilletto adibito all’acceleratore (ammesso che non sia un piccolo bug di gioventù, come detto in apertura, che possa essere ritoccato con un’eventuale patch).

Evoluzione anche sul fronte dell’intelligenza artificiale, basata sul sistema di machine learning denominato A.N.N.A, introdotto lo scorso anno e ulteriormente migliorato. Scordatevi i vecchi trenini che si vedono spesso nei giochi di corse.

Le gare in singolo sono sempre divertenti e poco scontate, e finalmente quest’anno ho trovato un gran bel tasso di sfida anche con i settaggi dell’IA impostati a livello realistico 120%.

I piloti avversari sono veloci e consistenti e adesso tengono conto dell’usura degli pneumatici basata anche sul tipo di mescola scelta (che in MotoGP 20 è anche tripartita tra lato destro, sinistro e centrale), così come della mappatura del motore che va ad incidere sul consumo di benzina.

Inoltre sono inclini all’errore, che non sfocia necessariamente nella caduta ma anche in “un lungo”. Piloti combattivi ma allo stesso tempo piuttosto leali, sia tra di loro sia contro di noi.

Saranno contenti anche gli amanti delle personalizzazioni, dato che quest’anno si può fare veramente di tutto per cucirsi addosso l’esperienza di gioco.

Non parlo solo della rinomata scalabilità dei titoli Milestone, che offrono ogni tipo di regolazione a livello di aiuti e difficoltà, ma anche a livello estetico, dato che adesso è possibile modificare le livree delle moto, della tuta e delle toppe su di essa, così come sarà possibile creare adesivi e una grafica personalizzata per il proprio casco da gara, grazie ad un editor di livelli simile a quello visto per le livree di Ride 3, ovviamente con la possibilità di poter condividere le proprie creazioni o scaricare quelle degli altri giocatori.

Ultime novità, ma non meno importanti specialmente per un amante della fotografia come me, interessano la modalità fotografica, che ora permette movimenti di camera più generosi così da creare delle inquadrature più simili alla realtà, grazie anche ad una profondità di campo gestita meglio rispetto al passato, con un effetto sfuocato molto più dolce e meno nervoso (come si può vedere nelle foto dell’articolo, quelle senza il logo del gioco le ho acquisite personalmente).

Sono rimasto sorpreso nel trovare finalmente la possibilità di regolare i tempi di scatto così da creare foto con la tecnica del panning, anche se in questo caso è presente un bug dove, a seguito del caricamento dell’elaborazione dell’immagine, lo scatto finale risulta molto zoomato rispetto all’inquadratura scelta.

Un altro difetto del comparto fotografico riguarda il distacco della moto dall’asfalto, già visto tante volte nei titoli Milestone, evidente soprattutto in curva, ma facilmente aggiustabile con una patch correttiva.

Tirando le somme posso dire che MotoGP 20 mi ha convinto, e riesce a mitigare un po’ la mancanza di gare di questo periodo.

Inutile girarci intorno, è di gran lunga il miglior MotoGp uscito finora, nonostante abbia ancora qualche piccola mancanza e bug, che spero venga corretto con delle patch future. Nulla che possa comunque minare la godibilità del gioco.

Le novità ci sono e specialmente il modello di guida è più complesso ma allo stesso decisamente appagante e godurioso, facendomi già sognare il prossimo Ride 4.

Pro

  • Nuovo stile di guida, specialmente la frenata
  • IA convincente
  • Carriera più interessante rispetto al passato

Contro

  • Il feeling con l’acceleratore migliorabile
  • Qualche bug qua e la