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Tanti sono i videogiochi che sono stati sviluppati fin da quando uscirono le prime console e molti di loro sono diventati dei veri e propri capolavori che, con il passare delle generazioni, sono rimasti nel cuore dei milioni di giocatori che lo hanno giocato fino a consumare il disco sul quale è stato masterizzato. Le case di sviluppo, per richiamare all’ordine i propri fan e intuendo che potesse fruttare molto capitale, hanno deciso di ridare nuova vita ai titoli più amati così da garantirsi il pieno supporto degli utenti che l’hanno amato. Ecco la mia personale esperienza con Outcast: Second Contact.

Appeal Studios, il team di sviluppo che si è occupato della creazione di questo titolo, ha deciso di riportarlo a nuova vita dopo tanti anni dalla sua uscita non solo per accontentare i fan che non mancheranno di acquistarlo a colpo sicuro ma anche per far conoscere alla nuova generazione il loro prodotto di punta.

Non appena inizieremo la nostra nuova avventura ci ritroveremo a vestire i panni di Cutter Slad, un soldato con molta esperienza sulle spalle, a cui viene affidata una missione pericolosa quanto delicata, ovvero accompagnare un team di scienziati in un nuovo mondo chiamato Adelpha appartenente al primo universo parallelo con cui la Terra è entrata in contatto. Purtroppo, od ovviamente fate voi, le cose si mettono subito male e la sonda inviata come test sta creando, per un motivo ancora sconosciuto, una deformazione spazio-temporale che in pochi giorni inghiottirà il nostro pianeta.

Appena arrivato su questo nuovo pianeta, Cutter si ritrova da solo, senza traccia dei compagni, con l’obiettivo di recuperare le componenti elettroniche necessarie a riparare la sonda artefice di tanti guai. Inoltre, perché i guai non vengono mai abbastanza, il nostro eroe finirà invischiato nella guerra tra la popolazione locale, chiamata Talan, e un crudele dittatore che governa queste terre cercando di riportare la pace sul pianeta senza dimenticarsi della sua missione principale e il peso che grava sulle sue spalle. Per compiere entrambe le missioni principali, senza contare quelle secondarie, ci ritroveremo a spostarci in diverse aree ognuna con una sua caratterizzazione come, per citarne qualcuna, Talanzaar dai vicoli stretti gremiti di gente e mercatini di ogni genere oppure Okaar, totalmente diversa dalla prima, un’antica giungla che ha sostituito totalmente una civiltà sconosciuta ma tecnologicamente avanzata, popolata dagli indigeni primitivi.

Ogni luogo che ci ritroveremo ad esplorare darà una sensazione di vasta libertà al giocatore e cosa che probabilmente non piacerà ai giocatori delle nuove generazioni è la totale mancanza di qualsivoglia indicatori che mostrano le nostre destinazioni. Questa scelta, che può sembrare un muro insormontabile, è stata decisa per staccarsi dalla facilità che i titoli dei giorni nostri donano a chiunque li giochi, riportando l’utente ai vecchi e malinconici tempi in cui dovevamo imparare ad orientarci ricordandoci punti precisi della mappa e anche se può e scoraggiare la maggior parte degli utenti, con il passar delle ore vi risulterà sempre più facile orientarvi senza perdervi.

In ogni area inoltre, troveremo una roccaforte nemica che senza un’adeguata preparazione ed equipaggiamento non potremo mai nemmeno avvicinarla, visto la quantità ben nutrita di nemici che ci ritroveremo ad affrontare. E qui ci ritroveremo alla prima nota dolente, ovvero i combattimenti. I soldati nemici, anche se hanno un’intelligenza migliorata rispetto alla vecchia versione, non approfitteranno mai della loro superiorità numerica per batterci preferendo invece mettersi al riparo. Inoltre, i loro colpi risultano lenti e facilmente evitabili quindi ci basterà avere pazienza ed eliminare uno ad uno chiunque ci si pari dinanzi. Nemmeno l’approccio stealth funziona, per quel poco che c’è, soprattutto per la mancanza di mosse di uccisione silenziose che potevano offrire una valida alternativa alle carneficine che compieremo per assaltare una ad una le fortificazioni.

Dal punto di vista tecnico Outcast Second Contact si presenta con una veste grafica che risulta molto più curata rispetto alla sua versione precedente, ma non è tutto oro quello che luccica. Per esempio, quando interagiremo con i vari fiumi, laghi o qualsiasi specchio d’acqua in generale la maggior parte delle volte il risultato è tutt’altro che naturale e limpido. Anche la telecamera da un po’ di problemi, soprattutto quando si è in luoghi chiusi, dove la difficoltà nel gestirla diventa quasi estrema. Ma la cosa che potrebbe risultare più snervante sono i piccoli bug, alcuni non trascurabili, che faranno perdere anche la pazienza.

Il comparto audio risulta assai piacevole invece, risultando un ottimo sottofondo alle nostre mirabolanti avventure sul pianeta Adelpha.

Outcast: Second Contact, dopo 18 anni trascorsi tra la versione originale e la versione moderna, può contare sempre su una narrativa molto solida con quest principali  e secondarie che mostreranno anche un lato di Cutter molto profondo, cosa che non si direbbe  se lo giudichiamo solo per l’aspetto esteriore,  dando un tono più maturo al titolo soprattutto con le sue meccaniche che riportano i giocatori più datati a ricordi nostalgici delle loro prime esperienze in campo videoludico. Non essendo un gioco adatto a tutti, soprattutto a chi non ha molta pazienza, consiglio questo gioco solo a chi è in cerca di un’avventura impegnativa come la vecchia scuola insegna.

Pro
Missioni in quantità
Paesaggi che ti lasceranno senza fiato…
Grafica curata…

Contro
I bug saranno fastidiosi
… soprattutto in alcune occasioni
non tanto adatto per le generazioni attuali

RASSEGNA PANORAMICA
Voto Complessivo
7.5
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Allevato dai bit del Commodore 64, ho sviluppato una passione col crescere del tempo che non ho mai rimpianto o sostituito con altro. Cresciuta di console in console, ho deciso di intraprendere la via della tastiera per cimentarmi nell'unica cosa in cui sarà bravo, forse, in tutta la mia vita... Parlare di videogiochi!