Paratopic – Una esperienza surreale – Recensione Nintendo Switch

Prima dell’avvento dei DVD e i blu-ray dopo, per vedere e registrare film cartoni animati, concerti e altro nelle proprie case, il supporto più diffuso in tutto il mondo erano le videocassette o VHS (video home system).

Oggi, nel duemilaventi, il VHS torna protagonista nel videogioco Paratopic, già rilasciato per Linux, macOS, Windows nel marzo  2018, sviluppato dalla software house indipendente Arbitrary Metric.

Il 21 Agosto di quest’anno, è stato rilasciato anche per la console ibrida di Tokio, grazie al porting da parte di Baltoro Games, versione da me giocata.

Paratopic, è un gioco horror in prima persona, dove l’obiettivo è “smerciare” delle videocassette attraverso il confine. Magari qualcuno, si starà facendo delle domande in questo momento e sono legittime.  Se continuerete a leggere, potrete avere delle risposte.

STORIA

Pronti via, ci ritroviamo in un lungo corridoio di un edificio di bassa lega, illuminato da freddi neon a parlare con un losco individuo, che ci mette al corrente di alcuni fatti. Dopo uno scambio di dialoghi, questa persona, si allontana per entrare in una stanza. Da questa camera, fuoriescono dei flash di luce. Ci ritroviamo in un bar a parlare con il nostro contatto per il lavoro.

La narrazione è collocata tra gli anni Ottanta-Novanta. I personaggi vivono in una città decadente, e fanno parte di una società “marcia”, dove la corruzione e il mercato nero la fanno da padrona. In particolare, il contrabbando delle video cassette è in forte espansione. Non sono comuni vhs, perché sul nastro, non c’è, registrato quanto ci può aspettare, va aldilà di ogni più fervida immaginazione.

Sono una sorta di linfa, come se fosse una droga sintetica, per chi guarda questi nastri e il loro contenuto è e rimarrà misterioso. Il lavoro che devono svolgere i nostri alter ego digitali, tratta proprio di contrabbandare attraverso il confine questi nastri, per conto di persone altrettanto poco raccomandabili. E’ un’attività che rende ottimi guadagni, ma non fa guadagnare un’ottima reputazione. Questa volta, la consegna è in una fabbrica di distribuzione di energia elettrica, in apparenza, e potrebbe celare segreti che in realtà non si vorrebbero scoprire.

GAMEPLAY

Giocare a Paratopic è semplice, essendo incentrato sull’esplorazione degli ambienti e non richiede abilità particolari. Le azioni che si possono compiere sono camminare, con lo stick analogico sinistro. La levetta analogica destra serve per muovere la telecamera e puntare gli oggetti da raccogliere.

Con il tasto B s’interagisce con gli oggetti, con il tasto Y o A, si caricano le munizioni. Con la croce direzionale si scelgono le frasi durante i dialoghi. Usando i tasti frontali s’interagisce con la macchina fotografica, zoom compreso. Infine, il personaggio può abbassarsi premendo la levetta analogica R.

Non si ha a disposizione un inventario, perché non c’è nulla da raccogliere o quasi. Gli unici oggetti che si hanno, sono una fotocamera e la pistola, con solo sei munizioni. Una delle peculiarità di questo gioco, è che questi due item si possono usare solo in determinate aree, quando servono.

Ci tengo a precisare, che ad esempio la macchina fotografica, non ha un ruolo determinante ai fini del proseguimento dell’avventura, ma servirà a immortalare alcuni volatili, presenti nella foresta e ottenere semplicemente un achievement.

Altra peculiarità è che non esiste salvataggio. Si fa la run, tutta di un fiato.  Nulla di male, perché il gioco si completa in meno di un’ora.

BREVE MA INTENSO

Posso capire, le diverse opinioni sulla durata di Paratopic e magari molti di voi che state leggendo in questo momento potete vederlo come aspetto negativo o comunque può destabilizzare e non biasimo nessuno, perché in parte lo è.

Narrativamente parlando, è tutt’altro che semplice. Immaginate che esista solo la puntata pilota di “Twin Peaks” con la regia di quel geniaccio di David Lynch. Come ne uscite alla fine? Mille domande pervadono la nostra mente.

Paratopic sposa un poco questa tecnica narrativa. Ci sono spesso tagli netti di scene, che rendono complicato capire cosa sta succedendo. Mi ritrovo a dialogare con un personaggio del gioco e un momento dopo mi ritrovo in una foresta. Sono attaccato da un essere, che di umano, ha ben poco e subito dopo mi ritrovo a guidare su una vecchia auto o sto sparando a qualcun altro.

Devo dire che adorato le sezioni in cui si guida l’auto. Sono viaggi tranquilli, che fanno apprezzare l’alto gusto musicale introdotto nel gioco e fanno aumentare la sensazione di sospensione che si sta provando, mentre si gioca.

Interessante anche ciò che accade sul sedile del passeggero. Ci sono elementi che cambiano o scompaiono durante la guida, un modo per mostrare il passare del tempo. Ci ritroviamo a essere più personaggi, senza capire mai realmente chi siamo in quel momento. La prospettiva della storia cambia continuamente.

Quando si pensa di avere la situazione sotto controllo, ecco che tutto cambia di nuovo, facendo perdere quel senso di sicurezza, acquisito nel frattempo. Insomma, se si cerca una logica in tutto questo, bisognerà avere parecchio tempo a disposizione per trovarla, ammesso che ci sia.

Paratopic, è un gioco horror in prima persona, così è definito. Io personalmente, lo definisco come un’esperienza ultra corporea. Un viaggio surreale, dove si cammina sul filo della lucidità mentale.

La grafica poligonale è spudoratamente realizzata in lo-fi, in stile playstation e sicuramente anacronistica per questi tempi. Non manca di dettagli, tanto da trasportarci in questa città “sporca”, “oscura” e “sospesa” tra realtà e immaginazione.

Anche il character design è strano e bizzarro, che non fa altro che enfatizzare quest’atmosfera onirica, dove non tutto è sempre come sembra.

Il soundtrack completa e accompagna in modo eccellente questo “viaggio”, grazie alla musica dark ambient, riconosciuta anche dall’evento IGF (Independent Games Festival) vincendo nella categoria “excellence audio”.

Anche gli effetti onori sono ben realizzati. Ben distinti i diversi materiali sopra cui si cammina, persino quando si guada il fiume nella foresta. Senza parlare delle voci sintetizzate dei vari personaggi, che rendono tutto molto inquietante.

Il titolo sviluppato dai ragazzi Arbitrary Metric va giocato e rigiocato più volte, senza mai stancare. Anzi a ogni run, si coglie sempre qualcosa in più, di questa intricata storia, che non è sicuramente di facile e immediata lettura.

Per la localizzazione c’è una sola lingua, l’inglese, doppiaggio e dialoghi scritti.

Sul comparto tecnico, non avendo  molte pretese, non c’è molto da raccontare. Tutto è fluido e senza intoppi di sorta. Si gioca bene anche in modalità portabile. Le dimensioni dei caratteri sono ben leggibili ed essendo a una risoluzione inferiore, si notano meno i pixel, dove la grafica è un poco più pulita.

Si può usare il controller pro, i joy con uniti alla console oppure montati sul rispettivo supporto per giocarci in modalità tavolo.

In conclusione

Mi viene da dire che Paratopic è un’esperienza attraverso il videogioco.  Azzarda una narrazione sperimentale, che sicuramente non è di facile lettura e unita alla sua durata complessiva, può lasciare spiazzati molti gamers.

Quest’aspetto, può allontanare molti a cimentarsi in quest’avventura e destare la curiosità in altri. L’atmosfera del gioco, la grafica, la colonna sonora, fanno un buon lavoro nel mettere il giocatore a disagio e costantemente sul filo della lucidità, perché da un momento all’altro cambia tutto. Allo stesso tempo, ti mantiene attaccato allo schermo, come una calamita.

Si potrà “odiare” o “amare”, ma una volta spenta la console, qualcosa rimarrà con il giocatore.

Se vi piace la sperimentazione, Paratopic merita almeno una partita, anche perché non ho dettagliato tutto quello che ho visto, durante la mia giocata per non rovinare le sorprese.

Pro

  • Sperimentazione
  • Atmosfera
  • Soundtrack

Contro

  • Narrativa complicata
  • Durata complessiva

 

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto complessivo
7.5
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Videogames, console, PC, musica, mtb e moto, passioni che hanno scandito la mia vita fino a oggi.