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Se avete letto la recensione di Project Starship sapete già cosa potete aspettarvi dal secondo lavoro di Panda Indie Studio, se invece non l’avete letta… fatelo subito.

Passiamo dunque alla recensione di Red Death, con publisher EastAsiaSoft, che rappresenta un leggero passo avanti rispetto al suo predecessore (parlando in ordine cronologico di rilascio dato che per quanto concerne la “storia” qui si parla del prologo della serie). Dovrai contrastare un’invasione su larga scala per distruggere l’umanità, il tutto presentato in un nostalgico stile a 4 toni!

Red Death, come Project Starhip, è un bullet hell shoot ‘em up a scorrimento verticale dal ritmo serratissimo con sessioni punitivo-infernali.

Grafica pixel ed anche qui il personaggio (sulla destra dello schermo) è realizzato con tratti cartooneschi (manga su tutti), stile che ama molto lo sviluppatore del gioco.

La storia di questo titolo ci narra le gesta del padre di Gwen (Donna pilota presente in Project Starship) il quale si trova nello spazio a combattere creature Lovercraftiane inferocite, faraoni incavolati sino ad arrivare a… Cthulhu!

Come potete notare pure qui vige la legge della bizzarria e senso dell’umorismo, caratteristiche presenti in entrambi i titoli della saga. In questo titolo tra l’altro sono presenti i dialoghi (assenti nel titolo precedente) così come un minimo di copione e di storia. Le poche battute presenti sono scambi esilaranti tra il nostro eroe ed i cattivoni (i Boss) pronti a farci fuori.

La prima cosa che balza all’occhio di questo gioco è: l’art designRosso, verde, bianco e nero, i quattro colori che la fanno da padrone si fondono alla perfezione generando una bella miscela cromatica che non stanca la vista ma che delle volte, ahimè, crea confusione tra la nostra navicella e le pallottole in arrivo, portandoci a compiere dei veri e proprio miracoli visivi per trovare la nostra navicella durante le parti più serrate.

La seconda cosa invece è l’estrema difficoltà di questo titolo soprattutto durante le primissime sessioni le quali, molto spesso, determinano la scelta o meno da parte del giocatore di proseguire l’avventura o di lasciare il gioco nel dimenticatoio rischiando pure di pentirsi per l’aver speso, anche se poco, i propri soldi.

A differenza di Project Starship che adotta uno schema procedurale, qui siamo davanti ad un gioco classico. I nemici compaiono e sparano sempre negli stessi punti. Basterà imparare i pattern a memoria per riuscire a portare a termine l’avventura.

Niente di più sbagliato!

Se da una parte imparare i pattern potrà portarvi molto avanti nel gioco dall’altra c’è il fattore potenziamento armi, basato per lo più sul NON errore da parte del giocatore altrimenti tutti i potenziamenti sino a lì raccolti andranno persi e… beh potete immaginare da soli: morte certa.

Inutile il “finto buonismo” da parte del programmatore di spargere vite qua e là (in gioco vengono chiamati “shield”). Gli Shield senza armi al massimo (Laser su tutti) saranno inutili. La scritta Game Over verrà a trovarmi da lì a poco.

L’avventura dura poco meno di una mezz’ora ma fidatevi che basta e avanza visto il ritmo del gioco.

Il gameplay è basato su pochi semplici comandi:

Oltre alla leva direzionale/croce, si ha un testo per sparare, uno per rallentare leggermente la velocità della navicella ed in fine quello per usare l“overload” una sorta di super potere temporaneo che, nel caso del laser, porterà il raggio da due a tre cannoni e lì sì che il gioco diverrà semplice… sino a quando non si verrà colpiti, certo!

Due le modalità di gioco:

  • Storia
  • Arcade

Ad inizio gioco si potrà selezionare soltanto la modalità storia. Strana scelta di tenere bloccato la modalità Arcade. Ma tant’è, si sbloccherà una volta ultimato il gioco. Da tenere in considerazione la non possibilità di poter scegliere il livello di difficoltà col quale affrontare il gioco.

Assente la classifica OnLine, caratteristica che invece ultimamente sta andando per la maggiore nei giochi del genere come quello di Red Death dove la caccia al primo posto in classifica è l’obiettivo principale dei giocatori di titoli simili.

Il comparto tecnico è caratterizzato dalla presenza della vibrazione, assente l’uso del touch screen. I comandi rispondono davvero bene e in pochi secondi si prende subito confidenza.

Come il suo predecessore anche qui il miglior modo di giocarci, a mio avviso, è quello con la console “tra le mani” non per chissà quale differenza con lo schermo TV ma per avere più controllo in gioco, per poter sentirsi “dentro” ad esso.

Un cenno al comparto sonoro, musica in primis che, nonostante non sia un granché, non disturba e rende le sessioni di gioco piacevoli quasi rilassanti (mai parola fu così fuori luogo visto il titolo in questione)…  😆

Red Death è un titolo mirato per lo più al pubblico amante degli Shoot’em Up hardcore che ai giocatori occasionali. I “professionisti” del genere troveranno di sicuro pane per i loro denti nel cercare di portare a termine il gioco nel migliore dei modi. La versione Switch è acquistabile sull’eShop a soli 4,99 euro, quindi perchè non approfittarne?

Pro

  • Art design
  • Prezzo
  • Copione

Contro

  • Difficoltà
  • Longevità