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Con la comparsa sul mercato del genere Souls, e che non sto qui a spiegarvi da dove deriva perché troppo banale, queste meccaniche complesse ma che, una volta fatte proprie, risultano strategicamente vincenti sono state riprese da molti titoli mescolati nel loro calderone per creare un buon prodotto. Questa volta tocca a Remnant: From the Ashes. Ecco la mia personale esperienza.

GunFire Games, lo studio che si è occupato della realizzazione e dello sviluppo del titolo, grazie alla pubblicazione ottenuta tramite l’impegno di Perfect World Entertainment è riuscito a donare la vita al suo nuovo e originale progetto unendo il genere Sparatutto con le meccaniche caratteristiche dei Soul che ne arricchiscono le qualità e il potenziale che il titolo possiede fin dalle prime ore di gioco e che, con non poche difficoltà per chi non mastica questa tipologia di giochi, saperle usare nella giusta maniera e nel giusto momento farà la differenza tra la vita e la morte.

Non appena iniziamo la nostra nuova partita in Remnant: From the Ashes assisteremo al primo incipit di storia, il quale ci illustrerà le vicende che vivremo… in terza persona (scusate il gioco di parole, è stato più forte di me).

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Verso la fine degli Anni ’60, gli scienziati della Terra scoprirono una pietra con strani simboli incisi. Decifrare le rune aprì portali verso altri mondi… ma c’era qualcosa in agguato. Una forza malvagia nota come i Root invase la Terra, decimando la popolazione. 80 anni dopo l’invasione, il nostro personaggio, che potremo realizzare grazie a un editor ben fornito e articolato nella sua semplicità, dovrà affrontare un lungo viaggio alla ricerca di un eroe leggendario che stando alle leggende, e alla voce guida, sia misteriosamente scomparso dopo l’arrivo di un drago.

Quest’ultimo aveva il nido sulla cima di una torre ed è proprio lì che dovremo iniziare le nostre ricerche, ma una tempesta ci sorprende durante la traversata e finiremo alla deriva risvegliandoci su una riva a noi sconosciuta, soli con il nostro equipaggiamento e la nostra fidata spada.

Addentrandoci in questa terra desolata apprenderemo le basi del gioco e che ci aiuteranno a sopravvivere durante la nostra avventura come accovacciarci e l’uso dei consumabili utili a donarci un bonus temporaneo sia durante gli scontri che al di fuori degli stessi.

Durante il nostro vagabondare verremo aggrediti da alcuni mostri dalle fattezze demoniache, che scopriremo solo successivamente essere chiamati Root, così da apprendere anche la mossa basilare di attacco ma anche le azioni di movimento rapido come la schivata e la corsa che consumano la nostra barra della stamina, capendo fin da subito che restarne senza comporta gravi rischi anche durante il più semplice dei combattimenti.

Ci ritroveremo quindi nel Ward 13 ovvero quello che sembra essere uno, o l’ultimo, baluardo difensivo della razza umana il quale fornisce rifugio e riparo a un piccolo manipolo di uomini avente come capo Ford, una donna capace e riflessiva che riesce a prevalere sul gruppo provvedendo alla loro sopravvivenza.

Remnant: From the Ashes, ci darà numerose missioni da svolgere durante la nostra partita tutte affrontabili in solitaria, unicamente offline, o in compagnia di altre tre persone, esclusivamente online, e che dovremo portare a termine nel miglior modo possibile.

Per far fronte alla difficoltà progressiva dovremo tenere sempre al meglio il nostro equipaggiamento, sostituendolo quando ne otterremo di migliore, potendo così far fronte ai nemici che verranno a metterci i bastoni tra le ruote eliminandoli nella maniera più veloce e resistendo meglio ai danni che ci infliggeranno, soprattutto imparando a usare la schivata col giusto tempismo che ci premierà con qualche secondo di invulnerabilità da usare per risparmiare energie e consumabili particolarmente utili durante le battaglie con i boss.

Non è possibile godere di tutto quello che il gioco ha da offrire con una sola run per via delle tante variazioni che occorrono durante ogni avventura e questo dona al titolo una grande rigiocabilità.

Dal punto di vista tecnico Remnant: From the Ashes si presenta con un comparto grafico ben curato e con la predilezione per le tonalità cupe, che donano agli scenari l’atmosfera post-apocalittica di cui ha bisogno e in cui il pianeta versa.

Sia i modelli dei personaggi che quelli dei nemici sono ben caratterizzati ma gli oggetti da distruggere, e che forniranno gli scarti necessari per comprare gli oggetti dagli NPC, non godono della stessa cura.

Il comparto sonoro presenta colonne ben realizzate e che donano la giusta concentrazione al giocatore, immergendolo nelle vicende del titolo. Da segnalare la presenza della lingua italiana in tutte le sue forme, ovvero dialoghi e scritte.

Remnant: From the Ashes è un titolo che sa appassionare e conquistare anche i più curiosi, con le sue meccaniche precise e la realizzazione delle mappe in maniera dinamica durante il nostro gioco rendendolo più che rigiocabile anche per la presenza di collezionabili che arricchiscono di curiosità del mondo di gioco, segreti da trovare (alcuni dei quali solo con la presenza di altri giocatori), armi ed equipaggiamento di ogni genere e tante altre chicche davvero interessanti che vi lascio scoprire da soli (o in cooperativa).

Il nostro voto: 8.5

Pros

Pro
  • Alta rigiocabilità
  • Storia ben narrata
  • Editor strutturato bene
  • Cooperativa divertente ed appagante
  • Tante cose da scoprire e collezionare

Cons

Contro
  • Inizio abbastanza punitivo
  • Oggetti graficamente poco curati
  • Generazione dinamica non sempre coinvolgente

RASSEGNA PANORAMICA
Voto Complessivo
8.5
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Allevato dai bit del Commodore 64, ho sviluppato una passione col crescere del tempo che non ho mai rimpianto o sostituito con altro. Cresciuta di console in console, ho deciso di intraprendere la via della tastiera per cimentarmi nell'unica cosa in cui sarà bravo, forse, in tutta la mia vita... Parlare di videogiochi!