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Sono entrato da poco nel “mondo dei recensori” di videogiochi (ma da molti, moltissimi anni ci sono dentro come appassionato e gamer) e la collaborazione con Games Paladins ha saputo darmi tante soddisfazioni ed arricchito la mia cultura in ambito artistico videoludico facendomi scoprire tante piccole realtà, conoscere “gente che si sbatte”, molto spesso durante il tempo libero, per continuare a coltivare il proprio sogno e per vedere la loro opera terminata nella speranza di far del bene alla comunità videoludica e perché no, di farlo divenire il loro mestiere principale.

Ma passiamo ora a parlare di Rift Keeper, gioco approdato su Switch a Dicembre 2019.

Frymore è uno studio indipendente turco con sede a Istanbul fondato da due amici. Efe (programmatore) e Yanki (artista/compositore) si conoscono da circa 5 anni. Decidono un giorno di accantonare i loro progetti solisti, unire le forze e creare un progetto assieme.

Nel 2017 rilasciano quindi il loro primo lavoro: Firewood (ci sono voluti soltanto 5 mesi per realizzarlo). Firewood, è un gioco di avventura con elementi horror, uscito su piattaforma Steam.

Soddisfatti di come è stato accolto dal pubblico cominciano a lavorare su un nuovo progetto, un platform roguelite con elementi RPG dal titolo Rift Keeper pubblicato con la collaborazione di Sometimes You.

“Convocato dai Preti Rossi, RIft Keeper, letteralmente custode della fenditura, arriva in città. Parlando con i Preti viene a conoscenza del furto delle chiavi e della missione che deve intraprendere: Ritrovare chi ha rubato le chiavi e capire quali erano le sue intenzioni dietro a quel gesto. Il tutto prima che sia troppo tardi.”

Il gioco comincia con l’arrivo in carrozza del RIft Keeper in questo paesino di tre case o meglio, tre botteghe, una fontana, tre preti, qualche albero una chiesa con al suo interno il portale/fenditura, un cartello con le statistiche di gioco (monete d’oro in possesso, nemici uccisi, morti, dungeon affrontati…) e basta. Ogni tanto, partita dopo partita appare uno scrigno. Nient’altro.

Una volta arrivati alla chiesa viene spiegata la missione (con caratteri abbastanza piccoli e difficoltosi da leggere se siete in modalità portatile) e comincia il gioco. Assente il tutorial.

Trenta i dungeons da esplorare tutti rigorosamente disegnati a mano e privi di mappa. Ogni “segreta labirinto” ha un tempo da rispettare, all’incirca 180 secondi, se si vuole ottenere un bonus.

La giocabilità purtroppo non è delle migliori, spesso i movimenti risultano meccanici ed i comandi non rispondono a dovere mettendo così in difficoltà il giocatore. I salti del protagonista da una piattaforma all’altra risultano un poco imprecisi e può capitare di dover ripetere un passaggio più volte. In questo modo si rischia di impiegare più tempo del dovuto nella risoluzione del dungenon e rischiare così di perdere il “bonus tempo”.

All’interno di essi è possibile trovare, oltre alle monete che vi permettono di comprare armi ed oggetti, anche piccoli potenziamenti ed oggetti collezionabili,questi ultimi scambiabili per avere armi più potenti.

I tipi di nemici che si incontrano rimangono più o meno sempre gli stessi: da mischia, a lunga distanza ,volanti, striscianti. Grazie al sistema dinamico di difficoltà, diventano sempre più resistenti agli attacchi, aumentando fino a 1,25x la resistenza ai colpi e il danno che infliggono supera di molto questo dato. Insomma dei nemici belli tosti.

Tre i boss in totale da affrontare, arrivare a loro non sarà semplice. Infatti per raggiungere lo “scontro boss” si devono superare indenni nove dungeons di fila.

Per riuscire nell’impresa il giocatore avrà a disposizione un totale di 120 armi ed oggetti, da scovare, sbloccare, acquistare, vendere in modo d’avere equipaggiamento sempre migliore da utilizzare in missione.

Quattro i tipi di armi da mischia a disposizione

L’arma principale è la catena, bilanciata come portata e danno. L’alabarda, ha una lunga portata e possiede maggiore danno. Le spade ad una mano hanno invece portata più breve ma danno maggiore. Ultima è la combinazione spada/scudo che offre oltre ad un buon attacco, anche la possibilità di difendersi da alcuni colpi in arrivo. Senza lo scudo bisognerà utilizzare la schivata.

Cinque le armi a distanza: quattro sono incantesimi (Fuoco Tempesta, Gelo e Vuoto) l’ultimo è la balestra(!).

Attenzione però! Ogni qualvolta si viene sconfitti, il bottino di oggetti ed armi a disposizione verrà azzerato così come il conteggio dei dungeons affrontati sino ad allora. Quindi per  arrivare al boss ci sarà da rifare tutto dall’inizio. Ah! Ogni partita è a se perché i livelli sono generati in modo casuale.

Questo metodo da sì più sfida e voglia di migliorarsi, ma alla lunga stanca facendo subentrare frustrazione e quindi molta probabilità di passare oltre.

Rift Keeper tutto sommato è un buon titolo realizzato da un team giovane che, si spera, possa fare meglio in futuro.

Chiudo con una nota di merito alla musica, 12 tracce di SynthWave molto ben composte e che riescono sempre a trasmettere la giusta atmosfera mentre si gioca.

Il nostro voto: 6.5

Pro

  • Musica
  • Concept
  • Colori
  • Disegni

Contro

  • Giocabilità
  • Difficoltà
  • Assenza di tutorial
  • Storia scarna