The Long Gate – Recensione Nintendo Switch

The Long Gate è stato sviluppato interamente da un singola persona, David Shaw, che ha una lunga carriera in ambito ingegneristico. Un elemento che trasuda da ogni singolo enigma all’interno del gioco.

Tutti i puzzle di questo gioco infatti si basano sulla comprensione e relativa risoluzione di circuiti analogici, digitali, e persino quantistici, di una complessità tale che a primo impatto può facilmente stordire.

Chi mastica già qualcosa di matematica e ingegneria si troverà quindi di fronte a un’esperienza estremamente gratificante e impegnativa. Tutti gli altri invece potrebbero venire scoraggiati immediatamente dai criptici enigmi che si troveranno di fronte fin da subito, dato che il gioco non prevede nessun tipo di tutorial per aiutare il giocatore a comprendere il funzionamento di base dei puzzle.

The Long Gate inizia senza un’introduzione vera e propria, catapultandoci in un ambiente che ricorda molto da vicino quanto visto in Portal, ma mette subito in chiaro le cose, mettendo di fronte l’utente alla scelta inziale di decidere il suo percorso personale. Il gioco infatti non ci dirà dove andare, anzi non ci dirà proprio niente, e fin da subito avremo due opzioni a nostra disposizione.

Potremo infatti cercare di risolvere un circuito analgico, oppure uno digitale.

Non esiste una vera e propria trama in The Long Gate, se escludiamo la narrazione ambientale, che racconta di una civiltà perduta, ora ridotta a delle tristi rovine, unica testimonianza dei tempi che furono. Per avanzare il giocatore non dovrà fare altro che completare enigma dopo enigma, fino ad arrivare ai titoli di coda.

I puzzle analogici sono anche quelli inizialmente meno complessi. Per esempio, il primo di questi richiede all’utente di completare quello che di fatto è un circuito elettrico, ma progredendo la struttura dei circuiti si complica in modo drastico. Già nel secondo enigma ci troveremo alle prese con nodi che vanno collegati o tenuti separati, fino ad arrivare ad un punto in avremo per le mani dozzine di connessioni tutte che si influenzano tra loro nello stesso momento.

I circuiti digitali prendono invece le mosse dallo stesso concetto di base, ma la loro risoluzione avviene invece tramite l’attivazione di una serie di interruttori e l’interpretazione di grafici, che andranno riprodotti dentro il circuito tramite una sapiente gestione degli interruttori. Anche in questo caso la difficoltà si fa molto più alta subito dopo il primo enigma.

Nonostante le prime aree siano di fatto dei lunghi tutorial, la difficoltà cresce rapidamente fino al punto che risulta quasi impossibile capire come risolvere i puzzle più avanzati senza procedere per tentativi e sperimentando soluzione anche casuali. Il problema tuttavia non sta nella difficoltà intrinseca di questi rompicapo, ma il fatto che serve una conoscenza pregressa di come funzionano quei circuiti per risolverli, cosa che naturalmente taglia una cospicua fetta di pubblico potenziale.

Questo limite diventa poi evidentissimo quando si arriva alla parte del gioco dedicata agli enigmi quantici, praticamente impossibili da completare senza sapere già qualcosa sull’argomento.

Il porting su Nintendo Switch non ha giovato al comparto tecnico di The Long Gate, che su PC dava il meglio di sé e che sull’ibrida Nintendo, purtroppo, lascia molto a desiderare. Esplorando le grandi sale del gioco ci siamo imbattuti in grossi cali di framerate e in un fastidioso “effetto blur” davvero mal implementato e che sembrava opacizzare porzioni casuali dell’ambientazione.

Contemporaneamente abbiamo notato anche una risoluzione parecchio bassa, soprattutto giocando in modalità docked. Vi consigliamo quindi di fruire del gioco unicamente in portabilità, dove questi difetti rimangono presenti, ma con in forma meno intensa.

The Long Gate può sicuramente esser un videogioco divertente e gratificante quando effettivamente si riesce a risolvere il rompicapo in cui si era bloccati da ore, ma nel complesso si configura come un’esperienza videoludica pensata principalmente per gli addetti ai lavori.

Un giocatore comune con poca conoscenza di ingegneria e problemi matematici avrà notevoli difficoltà ad avanzare nel gioco, anche all’inizio, cosa che potrebbe tradursi molto in fretta in un sentimento di frustrazione e impotenza. Detto questo gli enigmi in sé sono ben congegnati e incredibilmente complessi, al punto che è difficile immaginare che dietro alla creazione di The Long Gate ci sia una sola persona.

Se siete quindi in quella nicchia di persona a cui il gioco si rivolge vi consigliamo assolutamente di provarlo, perché difficilmente verrete delusi dai problemi spacca cervello pensati da David Shaw.

 

 

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto Complessivo
7.8
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