The Suicide of Rachel Foster – Benvenuti al Timberline Hotel – Recensione

Il Publisher Daedalic Entertainment e lo sviluppatore ONE-O-ONE GAMES hanno da poco rilasciato The suicide of Rachel Foster anche per le console PlayStation 4 e Xbox One. Ho provato il gioco sull’ammiraglia di Microsoft, Xbox One X.

Trama

La storia è collocata negli anni 80. La famiglia di Nicole possiede e gestisce Il Timberline Hotel in un paese del Montana. Tutto si svolge normalmente, fino a quando Leonard, padre di Nicole s’innamora perdutamente di Rachel, la giovane figlia appena sedicenne del reverendo Foster .

Questo rapporto va oltre l’immaginario. Diverso tempo dopo la ragazzina venne trovata morta e le autorità incaricate per l’indagine dichiararono che si trattò di un duplice suicidio. Rachel portava in grembo il frutto di quest’amore.

La mamma e Nicole si allontanano da Leonard e lasciano il Montana per cercare di rifarsi una vita altrove. Ma Nicole è colpita da un’altra tragedia, muoiono entrambi i genitori.

Nicky eredita l’hotel e si vede costretta a tornare in quel luogo, che aveva cambiato per sempre la sua vita e quella dei suoi genitori, per sbrigare le pratiche di vendita e il ricavato darlo alla famiglia del reverendo. Arrivata all’hotel per un sopralluogo, una tormenta  di neve la costringe a rimanere al riparo dentro l’albergo in attesa che le strade ritornino di nuovo agibili.

Da qui in poi, inizia il viaggio tra i ricordi tristi di Nicole, facendole rivivere quel passato da cui era fuggita e che tanto aveva cercato di rimuovere.

Gameplay

Di base è un walking simulator con backtracking che, una volta terminata la giornata e qualsiasi cosa succede, riporterà Nicole inevitabilmente nella suite, dove si trova la sua stanza di quando era piccola, lo studio del padre, la stanza da letto, una cucina, etc. proprio come un punto fisso di respawn.

TSORF è una ghost story in soggettiva, più che un horror. Lo scopo di questo gioco è cercare la verità. Che cosa accadde in quel ” maledetto hotel” di famiglia. Nicole, Il nostro alter ego digitale, dovrà esplorare il Timberline hotel alla ricerca di oggetti, lettere e tutto ciò che porti alla memoria, quei ricordi orribili, ormai rimossi, per ricostruire quanto accaduto dieci anni prima.

Ci sono oggetti che si raccolgono durante l’avventura e saranno conservati per tutto il tempo e serviranno per risolvere determinate quest, se così le posso definire.

Un microfono ambientale, una polaroid di cui si userà solo il flash per illuminare le zone buie e una torcia elettrica alimentata da una dinamo, sempre con lo stesso scopo. Altri oggetti, non molti in verità, saranno trovati e usati nel momento opportuno.

I documenti e lettere che si trovano in giro per l’hotel, un classico per il genere, non saranno raccolti in nessun diario. Nessuna possibilità di rileggersi la storia in un secondo momento.

Nicole non sarà da sola.

Rispetto ad altre storie del genere horror, il personaggio, non affronterà questo viaggio da sola, contando solo ed esclusivamente sulle sue capacità intuitive e la sua forza.

All’inizio dell’esplorazione, verrà trovato un telefono cordless degli anni novanta, a energia inesauribile, che gli permetterà di avere molti contatti con Irvine, agente della F.E.M.A. e un avvocato, che si sta occupando delle pratiche per finalizzare la vendita dell’hotel.

Il ruolo di Irvine è fare da voce guida, che aiuterà Nicole a mettere insieme i pezzi del puzzle di questa storia inquietante e a capire cosa successe tempo fa. Conosce bene i corridoi dell’hotel e ha una certa conoscenza della famiglia di Nicky.

Questi dialoghi, non sono fini a se stessi e hanno un ruolo primario nella narrazione, che portano a dare risposte ramificate che modificano la storia e possono influire sul finale.

Le premesse sono ottime, peccato che rimangano tali.

Gli sviluppatori hanno dato la possibilità di girovagare molto per l’albergo, quasi fosse un “open world”, ma, di fatto, il progresso della storia è su binari, ben delineati. Tutti i punti salienti utili a scatenare gli eventi, sono raggiungibili con una linea retta.

Si può entrare in molte stanze, visitare molte aree della struttura, ma sono tutte azioni che non portano quasi a nulla. Si possono prendere e osservare molti oggetti e suppellettili, ma anche qua, sono fini a se stessi, che non portano benefici al gameplay.

Ho apprezzato molto invece l’ottimo level design così come il disegno del labirinto “camuffato” da Hotel. Davvero ben fatto.

I dialoghi telefonici tra i due personaggi, alcuni di una certa lunghezza, anche se ben scritti, spezzano l’esplorazione e rendono discontinua la tensione accumulata.

Risultato finale, il gameplay è debole, privo d’interazioni vere e le azioni da compiere sono ridotte al minimo indispensabile. Ci troveremo a macinare chilometri senza, di fatto, fare qualcosa.

Trattandosi di un videogame horror, mi aspetto che succedano molte più cose ma qua non succede niente. La sensazione di angoscia, la tensione e la paura, svaniscono abbastanza in fretta, sono solo attimi.

La vera forza di questo titolo del n One-O-One Games è il racconto, la scrittura. Una storia che tratta argomenti anche delicati, come: la pedofilia, gelosia, tradimenti, ossessioni, perversioni morte, suicidio. Tutti trattati con eleganza e sensibilità, senza mai sfociare nel volgare.

E’ stato scritto così bene, che solo portando a termine le quattro ore di gioco, si potrà capire cosa è veramente accaduto.

Ultimamente, sto giocando a diversi titoli di giochi Horror che stimolano la paura psicologica più che visiva con scene forti e sanguinolente. Devo dire che mi piacciono molto (non ne faccio un mistero) e la trovo una scelta molto efficace, in quest’ambito videoludico.

Sarà una banalità, ma quando ti ritrovi a camminare per un corridoio lungo e su entrambi i lati ci sono porte chiuse e altre socchiuse (ancora più inquietante), il battito del cuore aumenta, e il pensiero va a quelle porte e a cosa potrà mai uscire da li. Magari nulla, ma nessuno lo può sapere fino a quando non si prova a entrare.

TSORF ci ha provato, ma con me non c’è riuscita a pieno.  Come ho scritto qualche riga in alto, sono solo momenti di tensione. Nonostante la buona atmosfera ricreata, i chiari riferimenti all’ Oveloock hotel di Shining, anche se di effetto, non mi hanno terrorizzato completamente nell’insieme del gioco.

Grafica

Di ottima fattura il level design. Tutto l’albergo è ben riprodotto, dagli arredi all’oggettistica. Abbastanza buono il livello delle texture. Visivamente, riporta a vivere gli anni in cui è ambientato, per chi come me quegli anni li ha vissuti.

Il comparto tecnico soffre di una telecamera, che in diversi momenti ha problemi con la messa a fuoco con alcune scene e capita sempre all’interno del gioco un fastidioso “sfarfallio”, come se fosse un fenomeno flickering della telecamera stessa e non del mio monitor.

Infine, ho notato dei bug minori in scene, dove l’azione si mescola con un’animazione pre-caricata. Per fare un esempio mi è capitato quando Nicky apre un pannello di un passaggio segreto nel sotto scala, inizia l’animazione di abbassarsi per passare ma poi rimane “incastrata” e non si riesce a farla proseguire se non con diversi tentativi.

Audio

C’è molto silenzio “musicale” durante l’esplorazione dell’albergo.  Siamo solo circondati da rumori ambientali come scricchiolii, porte che sbattono e voci che non fanno parte del mondo dei vivi.

Questo rende l’atmosfera angosciante. Consiglio l’uso di cuffie per apprezzare quanto possibile l’audio binaurale, la tecnica di registrazione che i ragazzi di One-O-One Games hanno adottato. Regala momenti che lasciano con il fiato sospeso. I Suoni sono puliti, precisi e ben definiti.

Localizzazione

I dialoghi sono doppiati in Inglese, con sottotitoli in italiano. Lo so che qualcuno come me si chiederà ma come?  Io non so dare una risposta, o meglio, ci sono tante variabili in gioco.

Longevità

Non c’è molto da dire. Una volta portato a termine il gioco, si capirà molto bene che nonostante tutto, non ci sarà una seconda occasione per rigiuocarlo.  Eppure il potenziale ci sarebbe, per approfondire la storia e dare un senso a questo enorme Hotel, occasione persa, secondo me.

In Conclusione

The suicide of Rachel Foster è un videogioco con bellissima storia, che solo alla fine ci farà scoprire cosa è successo realmente. Tratta argomenti sempre attuali purtroppo, che fanno si di essere storie di orrore vero e proprio, perché molto vicine a noi più di quanto si possa immaginare. Tutti potremmo essere nostro malgrado essere toccati da queste tristi vicende.

Al netto però della narrazione, e della letteratura, il videogioco in se è debole, un gameplay che sembra appena accennato che la fine ci fa sentire impotenti di fronte agli avvenimenti, non saremo in grado di cambiare la storia. Da questa esperienza non ne usciremo ne vinti né vincitori.

Pro

  • Storia
  • Grafica
  • Level design
  • Atmosfera

Contro

  • Gameplay debole
  • Tanti oggetti ma inutili
  • Molta esplorazione poco stimolante
  • Non fa così paura, come vorrebbe fare
  • Telecamera “non a fuoco”
  • bug minori

 

RASSEGNA PANORAMICA
Storia
8.5
Gameplay
6
Audio
7.5
Grafica
7.5
Comparto tecnico
5.5
Longevità
6
Localizzazione
6.5
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Videogames, console, PC, musica, mtb e moto, passioni che hanno scandito la mia vita fino a oggi.