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Che i Beat ‘em Up stiano vivendo una seconda, se non addirittura terza giovinezza ormai è un dato di fatto. Qualche mese fa, dopo moltissimi anni d’assenza, è uscito il quarto capitolo della saga Streets Of Rage ed ha lasciato molto più che il segno, ha letteralmente spopolato sia tra i vecchi che tra i nuovi giocatori.

Sarà forse perché il genere picchiaduro a scorrimento non necessita di particolari abilità videoludiche (o quasi) per dominarne le meccaniche? Molto probabilmente sì. Comunque fatto sta che nel panorama indipendente di giochi beat ‘em up in questo periodo ne stanno saltando fuori d’interessanti.

The TakeOver è uno di questi. Una piccola perla, seppur non priva di difetti, uscita praticamente in sordina.

Trama

“Il crimine è sempre stato presente nelle strade della città per colpa delle diverse bande che ne occupano il suolo. Ora, queste bande si sono unite con un obiettivo comune: impossessarsi della città, e non solo! Un giorno, il leader di questa alleanza criminale decide di rapire la bimba di Ethan e Megan. I due, assieme al fratello di Megan, Connor, decidono di unire le forze, andare a riprendere la bimba e mettere la parola fine a quest’alleanza di terrore e tirannia. Per farlo dovranno intraprendere un viaggio che li porterà…”

…Tocca a noi scoprire il motivo per il quale la bimba è stata rapita…

Il Gioco

The TakeOver, sviluppato da un singolo sviluppatore che risponde al nome di Antonis Pelekanos (Pelikan 13), è un picchiaduro a scorrimento laterale ispirato ai classici degli anni ’90.

Il gioco sviluppato da Antonis deve molto a titoli quali Streets Of Rage, il mitico Final Fight, passando per Vendetta, Pit Fighter, Comix Zone ed Afterburner! Si esatto proprio quel “gioco dell’aereo” tanto di moda nei ’90.

Botte da orbi in ambientazioni urbane extra urbane e non solo!

Sette livelli e oltre venti luoghi unici da percorrere: Città, foreste, templi… Quattro personaggi giocabili (uno viene sbloccato a fine storia) ognuno con le proprie abilità e pacchetto mosse.

Tre modalità di gioco: Arcade, Challenge, Survival

  • Arcade: modalità storia. Si sceglie un personaggio e ci si avventura nella storia composta da venti capitoli.
  • Challenge: modalità sfida nella quale si aggiungono degli obiettivi extra per sbloccare il livello successivo. Esempio: per passare dal primo livello di gioco al secondo bisogna raccogliere tot stelline, evitare di usare il potere ecc…
  • Survival: sopravvivere ad ondate di nemici sempre più fitte.

Modalità turnover: più che una modalità è un’opzione che viene sbloccata nel menù di selezione del personaggio. In pratica consiste nello scambiare i quattro personaggi a disposizione in tempo reale durante la partita.

Tutte le modalità di gioco possono essere affrontate sia in single player che in co – op locale con un’altra persona.

Tutorial: consigliato per riuscire a padroneggiare al meglio il gameplay di the TakeOver.

Difficoltà, il gioco offre tre modalità: Facile, Normale, Difficile

In modalità Difficile i nemici sono più veloci, in numero maggiore e più aggressivi. Ma la vera differenza con le altre due modalità è il non avere la possibilità di continuare. Un pò come se ci trovassimo in sala giochi e, finito il nostro turno, tocca a qualcun altro prendere possesso del cabinato.

La modalità difficile è stata studiata per i fan più Hardcore del genere Beat ‘em Up.

Gameplay

Il gameplay ha le classiche meccaniche da beat ‘em up: pugni, calci, salti, prese, attacco potente che consuma energia vitale del personaggio. L’aggiunta originale a questa meccanica rodata e consolidata è stata progettata attorno ad un nuovo sistema di combo che consente di collegare l’uso dei pugni e dei calci.

Mettendo K.O. rapidamente i nemici, stordendoli, lanciandoli in aria e nel mentre continuando a “malmenarli”, si ha la possibilità di caricare la barra del potere (Rage), una volta piena si può utilizzare un’attacco devastante.

Quest’attacco, a differenza del “classico” attacco potente, rende il personaggio controllato invincibile per un tempo limitato. Inoltre, il danno recato agli avversari diventa doppio se non addirittura triplo.

Oltre ai calci ed ai pugni, the TakeOver permette di utilizzare le Armi (pistole e mitra) che si trovano durante il gioco (distruggendo i classici bidoni/cabine telefoniche…) strada facendo. Il personaggio stesso porta con se una pistola peccato però che le munizioni siano scarsine…  Altre armi disponibili durante il gioco: piede di porco e spade.

Audio, grafica e caratteristiche tecniche

Il comparto musicale, seppur non sia originalissimo e si limiti a suonare basi in pieno stile da “gioco beat ‘em up”, è affidato ad artisti di alto livello e coinvolge personaggi del calibro di: Little V Mills, Richie Branson, James Ronald e Yuzo Koshiro (Koshiro vi ricordo essere l’autore delle musiche per la saga Streets Of Rage)!

La grafica di gioco è in 2,5D. Lo stile artistico è costituito da un mix di sprite di personaggi pre – renderizzati ad alta risoluzione e sfondi molto ben dettagliati realizzati tenendo conto delle risoluzioni da 1080p o superiori.

Le cutscene, create in stile fumetto ipercinetico, sono ben fatte, curate sia nei suoni che nei colori, e mai troppo lunghe. Danno il giusto ritmo alla trama grazie anche ad una buona interpretazione da parte dei doppiatori.

…ma non è tutto oro che luccica in the TakeOver…

I movimenti dei personaggi e dei nemici sono fluidi anche se non privi di difetti.
Il pacchetto mosse è buono. Pugni, calci e proiezioni sono vicini alla realtà e si sposano molto bene con attacchi fittizi come ad esempio lo Shoryuken (o pugno del drago)che ricorda i grandi campioni Ryu e Ken di Street Fighter. Lo stile di combattimento non è perfetto seppur efficace.

Manca per esempio l’Uraken Uchi (pugno tanto caro a Chuck Norris). Purtroppo questa grave assenza limita l’attacco del nostro personaggio che, se attaccato alle spalle, probabilmente subirà un colpo avversario azzerando così la somma delle combo. Gli scontri con i boss (parlo a livello normale) sono sin troppo ripetitivi e semplici.

Una cosa che ho trovato davvero strana è il sistema di punteggio. A prima vista sembra funzionare come tutti gli altri giochi del genere: serie di pugni andati a segno senza subire nemmeno un danno uguale moltiplicatore di combo che sale, punteggio che aumenta e quindi, ad un certo punto, vita extra.

Bene… in the TakeOver questo non succede, o meglio, non esiste un modo per ottenere vite extra. Si comincia con tre vite (che poi a conti fatti sono due) e si deve portare a termine il gioco con quelle. Niente vite extra neppure se raggiungete punteggi “stratosferici”.

A quale pro bisogna raggiungere punteggi alti? Forse per una classifica on line? E no… è presente solo una classifica locale che tiene conto del vostro punteggio a fine partita. Punteggio che viene azzerato se per esempio, e questa cosa mi ha lasciato perplesso, salvate il gioco e poi lo riprendete in un secondo momento!

Quindi si, avete capito bene: per ottenere un punteggio altissimo (per il solo gusto di vantarvi con voi stessi) dovrete giocare il titolo tutto d’un fiato!

I livelli extra dove si guidano mezzi (auto ed aereo) sono delle trovate carini ma, a livello di gameplay e di storia, sono praticamente ininfluenti. Danno l’idea di essere soltanto dei riempitivi. Piacevoli da giocare ma pur sempre dei riempitivi.

Per quanto concerne il comparto tecnico il gioco si comporta molto bene. I comandi sono reattivi e precisi.

In modalità portatile ed in quella TV è una gioia per gli occhi e la differenza di qualità è impercettibile. Non ci sono bug o cali di frame da segnalare. Il titolo non supporta il sistema di vibrazione, il touch screen ed i sensori di movimento della Nintendo Switch.

Localizzazione

Il gioco, come ormai da tradizione di molti giochi indipendenti, non presenta la lingua italiana.

Conclusione

The TakeOver è un omaggio (al limite del plagio) dei titoli più famosi dell’epoca d’oro dei picchiaduro a scorrimento laterale. Molto piacevole da giocare oltre che non molto lungo (in un paio d’ore si arriva tranquillamente alla fine) e bello da vedere. Se giocato in due il divertimento è più che assicurato.

Sicuramente i puristi storceranno il naso e vedranno sin troppe similitudini con i titoli che ho citato ad inizio recensione. In fondo il titolo si presenta come “un omaggio ai beat ‘em up degli anni ’90”, che male c’è se si pesca a piene mani da quell’epoca?

Divertente

Pro

  • Divertimento
  • Personaggi
  • Musiche
  • Grafica

Contro

  • Longevità
  • Mancanza di personalità

Piacevole da giocare e bello da vedere

RASSEGNA PANORAMICA
Grafica
8,5
Musica
9
Giocabilità
9
Sistema di Punteggio
7.5
IA
6.5
Difficoltà
8
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