Grazie a Pirate PR ho avuto un codice review per I Hate This Place in versione Xbox Series X, un titolo che mi aveva incuriosito fin dal primo comunicato stampa ed anche per dei post che avevo letto su X. Il gioco è disponibile su Xbox Series S/X, Nintendo Switch, PC e Playstation 5.
Dietro le quinte di questo gioiellino indie troviamo un pedigree di tutto rispetto. Il gioco è sviluppato da Rock Square Thunder, uno studio composto da veterani del settore, e pubblicato da Broken Mirror Games, l’etichetta horror del celebre Bloober Team.
Si percepisce chiaramente la mano di chi mastica horror da anni, con una produzione che omaggia i classici pur mantenendo un’identità fresca e moderna.
Ispirato all’omonima serie a fumetti di Skybound, il gioco vi mette nei panni di Elena, che eredita il misterioso Rutherford Ranch. Quella che sembrava un’occasione immobiliare si rivela presto una trappola mortale: la tenuta è un catalizzatore per il paranormale, infestata da entità che sembrano uscite dai peggiori incubi degli anni ’80.
La narrazione si svela esplorando foreste infestate, città abbandonate e bunker sotterranei, ricostruendo i pezzi di un puzzle macabro mentre si cerca disperatamente di sopravvivere.
Gameplay: Il giorno ti prepara, la notte ti caccia
Il cuore pulsante di “I Hate This Place” è il suo ciclo dinamico giorno-notte, che detta il ritmo della vostra ansia.
Durante il giorno, il gioco assume una veste quasi strategica: dovete sfruttare la luce per esplorare il ranch, scovare risorse vitali (crafting materials), potenziare il vostro accampamento e ricostruire avamposti per avere nuovi rifugi. È il momento della preparazione.
Ma quando cala il sole, il gioco cambia volto. La notte porta con sé i veri incubi: nemici più forti, più aggressivi e numerosi escono allo scoperto. La visibilità si riduce al fascio della torcia e navigare diventa un’impresa. Spesso, l’unica opzione sensata non è combattere, ma barricarsi in un rifugio e aspettare l’alba pregando che la porta regga.
Meccaniche Stealth e Sonoro
Qui entra in gioco una delle meccaniche più raffinate: il suono come arma e come condanna. Molte delle creature che infestano il ranch sono cieche o si muovono basandosi quasi esclusivamente sull’udito.
L’approccio “Rambo” vi porterà dritti alla tomba. Bisogna muoversi nel silenzio, usare diversivi sonori per attirare i mostri lontano dal vostro percorso o, meglio ancora, guidarli dritti dentro trappole mortali che avete piazzato in precedenza.
Il comparto audio, quindi, non è solo atmosfera: è uno strumento di sopravvivenza fondamentale.
Grafica e Stile su Xbox Series X
Visivamente, il gioco è una bomba di stile. Abbraccia un’estetica “Comic Book” con colori audaci, un tocco “camp” tipico degli anni ’80 e una dose generosa di gore e umorismo nero.
Su Xbox Series X, questo stile disegnato a mano risalta con una nitidezza eccezionale e performance solide, essenziali quando la situazione diventa frenetica.
Le luci dinamiche giocano un ruolo cruciale, creando ombre nette che nascondono insidie o svelano passaggi segreti.
Nel gioco la lingua italiana è presente sia per l’interfaccia di gioco che per i sottotitoli. L’audio di base è l’inglese.
La dura lezione del salvataggio (Nota Personale)
Nonostante le meccaniche moderne di crafting, il gioco ha un’anima “old school” che non perdona.
Voglio raccontarvi un aneddoto personale: durante la mia prima run, ho giocato in modo spavaldo, esplorando a lungo senza preoccuparmi troppo. Dopo uno scontro perso contro un “essere” decisamente troppo forte, mi sono ritrovato a ricominciare tutto da zero.

Ho scoperto a mie spese che non esiste il salvataggio automatico. Bisogna trovare e usare punti di salvataggio manuali (spesso legati ai rifugi ma non spoilero nulla).
Una doccia fredda che mi ha costretto a rifare tutto, ma che ha aggiunto un livello di tensione incredibile: la paura di morire non è solo narrativa, è la paura reale di perdere i progressi. Su Xbox Series, se non siete in zona salvataggio e dovette staccare dal gioco, usate il Quick Resume (grazie Xbox).
Sarebbe molto utile indicare chiaramente in fase iniziale che non vi sono gli autosalvataggi e che bisogna utilizzare delle apposite zone / postazioni per salvare i progressi di gioco, soprattutto per chi non ha tanto tempo ed ama giocare un po’ alla volta.
Conclusione
“I Hate This Place” è un survival horror isometrico che unisce la gestione risorse classica a un’azione stealth moderna.
- Pro: Ciclo giorno/notte che varia il gameplay; estetica fumettistica anni ’80 accattivante; uso intelligente del suono per lo stealth; tensione reale data dal salvataggio manuale.
- Contro: Il sistema di salvataggio può risultare punitivo per chi ha poco tempo; alcune hitbox nei combattimenti corpo a corpo potrebbero essere rifinite.
- Per un seguito: Mi piacerebbe vedere una maggiore interazione fisica con l’ambiente per creare trappole ancora più complesse.
- Per una patch: amerei che venisse indicato in fase iniziale che non vi sono salvataggi automatici ma bisogna ricorrere ad alcune “postazioni”.
Un’esperienza solida, angosciante e piena di carattere. Merita un voto alto perché riesce a farti sentire davvero vulnerabile, trasformando ogni notte sopravvissuta in una piccola vittoria.
“Un incubo a fumetti dove il giorno è per prepararsi e la notte per sopravvivere, e dove l’assenza di autosave fa più paura dei mostri.“


